Il pollaio inconcludente in Europa

Politica

Milano 27 Settembre – Il nuovo ordine mondiale fa a pezzi l’Europa. É la conclusione naturale dopo aver letto le dichiarazioni rilasciate al G20 in Australia. Raccontano dei nuovi equilibri in costruzione in Asia e sulle coste del Pacifico prescindendo interamente dal ruolo dell’Europa. Né potrebbe essere altrimenti: l’economia americana è uscita dalla crisi e viaggia ad una velocità doppia rispetto all’Eurozona. Addirittura il triplo, nonostante qualche rallentamento, nei Paesi di nuova industrializzazione (i cosiddetti Brics). E allora perché il circuito degli affari e dei capitali dovrebbe ancora interessarsi di un Continente vecchio di nome e anche di fatto? Un’area commerciale segnata da crescita lenta e da deflazione crescente. Guardiamo i fatti. Le economie emergenti vogliono dar vita ad una nuova banca dei pagamenti internazionali in grado di sostituire il Fmi e la Banca Mondiale. A Dushanbe, capitale del Tagikistan, Vladimir Putin ha presieduto la riunione del Gruppo di Shangai di cui fanno parte la Russia, i suoi satelliti dell’ex impero sovietico, e soprattutto la Cina.  Inoltre le economie emergenti avevano chiesto la direzione del Fmi dopo lo scandalo di Dominique Strauss-Khan. La Francia, appoggiata dagli Usa ha tenuto la posizione con Christine Lagarde. Ora la Cina si prepara a ospitare la prima riunione del Fmi alternativo guidato da un indiano.

Che cosa può opporre l’Europa a tanto dinamismo? Nulla. Solo il consueto pollaio di leader che alzano la voce vaghi e inconcludenti. I partner del G20 cominciano a essere stufi. A farsi portavoce dell’insofferenza è stato Jack Lew segretario al Tesoro chiedendo a Bruxelles di allentare le politiche del rigore e dell’austerità. Il ministro tedesco Scheuble, punto nel vivo ha replicato: “Deficit più alti non si traducono in una crescita maggiore”.

Da quanto si capisce la recessione che ha cominciato a mordere la loro economia rende i tedeschi ancora più cocciuti. Sono certi che se le cose vanno meno di prima è tutta colpa dell’euro e dei troppi soldi che la Germania spende per tenere in piedi la moneta unica. Chiedono alla Merkel di stringere i cordoni votando per il partito anti-euro. La polemica indebolisce anche la Bce. Non a caso Richard Fisher, consigliere d’amministrazione della Fed si chiede fino a quando i mercati continueranno a credere alle promesse di Draghi. Se smettessero sarebbe la catastrofe. E allora come stupirsi se il resto del mondo considera ormai l’Europa una gabbia di matti preparando un futuro che ne prescinda?

Blog Ernesto Preatoni

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