Il nuovo report di Data Appeal Mabrian dimostra che la competitività delle destinazioni non dipende più dal numero di manifestazioni inserite in calendario. Oggi la differenza la fanno i dati, la capacità di prevedere i flussi e una programmazione capace di massimizzare il valore economico senza compromettere la vivibilità dei territori.
Per molto tempo la politica turistica ha misurato il successo contando gli eventi organizzati.
Più concerti, più festival, più sagre sembravano equivalere automaticamente a più turismo.
Oggi questo paradigma mostra tutti i suoi limiti.
Il report “Southern Mediterranean Summer Events – Trends & Impact”, pubblicato nel luglio 2026 da The Data Appeal Company – Almaviva Group attraverso la piattaforma Data Appeal Mabrian, racconta infatti una trasformazione molto più profonda: gli eventi sono diventati uno strumento di destination management, non semplicemente di animazione territoriale.
L’analisi prende in considerazione oltre quattro mesi di programmazione (maggio-settembre 2026) in quattro grandi destinazioni del Mediterraneo – Italia, Spagna, Francia e Grecia – utilizzando sistemi di intelligenza artificiale, big data e oltre 130 fonti informative integrate per stimare non soltanto la partecipazione, ma soprattutto la spesa turistica incrementale, cioè quella generata esclusivamente dai visitatori che decidono di viaggiare per partecipare a un evento.
La vera novità: misurare solo ciò che l’evento produce davvero
È proprio questo l’aspetto metodologico più innovativo.
Molti studi sull’impatto economico degli eventi sommano tutta la spesa registrata durante una manifestazione.
Data Appeal, invece, elimina dal calcolo residenti, turismo ordinario e consumi che si sarebbero verificati comunque.
Resta soltanto il valore economico realmente creato dall’evento.
In pratica la domanda non è più:
“Quante persone erano presenti?” ma “Quanti visitatori hanno deciso di partire grazie a quell’evento e quanto hanno realmente speso? ” È un cambio di prospettiva enorme per chi governa una destinazione.
3,7 miliardi di euro, ma prodotti in modo molto diverso da quanto immaginiamo
T
ra maggio e settembre la spesa turistica incrementale generata dagli eventi nei quattro Paesi analizzati viene stimata in 3,7 miliardi di euro.
Ma il dato sorprendente riguarda la concentrazione del valore.
Gli eventi classificati come Tier 1, cioè quelli con il maggiore impatto previsto, rappresentano appena lo 0,3% dell’intero calendario, ma producono mediamente oltre il 51% della spesa turistica incrementale.
Significa che una piccolissima parte degli eventi genera oltre metà dell’intera ricchezza.
Un dato che obbliga molte amministrazioni a riconsiderare le proprie politiche culturali e turistiche.
La finestra di redditività esiste davvero
Uno dei concetti più interessanti introdotti dal report è quello della Window of Profitability.
Analizzando l’andamento mensile degli eventi e della relativa spesa turistica, emerge che giugno e luglio rappresentano il momento ideale per massimizzare il rendimento economico con un numero relativamente contenuto di manifestazioni.
È una conclusione controintuitiva. Si potrebbe pensare che agosto, con il massimo afflusso turistico, sia il mese migliore.
In realtà il report dimostra il contrario. Ad agosto la domanda è già elevata.
Organizzare ulteriori grandi eventi rischia soprattutto di aumentare congestione, traffico, pressione sulle infrastrutture e malcontento dei residenti.
Giugno e luglio, invece, consentono ancora di creare nuova domanda. È la differenza tra generare turismo e sovraccaricare il turismo già esistente.
Il food non è un effetto collaterale. È il motore economico
Un altro risultato merita particolare attenzione.
La principale voce di spesa dei turisti che partecipano agli eventi non riguarda il biglietto d’ingresso.
È il cibo. In media oltre il 52% della spesa incrementale finisce infatti nel comparto Food & Beverage. Nei festival la quota supera il 58%, negli eventi di comunità arriva addirittura oltre il 73%.
Questo significa che gli eventi rappresentano un enorme moltiplicatore per ristoranti, bar, enoteche, produttori locali e filiere agroalimentari.
Per un Paese come l’Italia, dove gastronomia e turismo sono sempre più interdipendenti, il dato conferma che cultura ed enogastronomia non sono due settori distinti ma un unico ecosistema economico.
Concerti dominano, ma non dappertutto
Nel complesso del Mediterraneo analizzato i concerti costituiscono il 38,5% di tutti gli eventi estivi, risultando la categoria più diffusa.
La Francia rappresenta l’eccezione, dove prevalgono gli eventi dedicati alle arti performative, pur con un impatto economico inferiore rispetto ai grandi eventi musicali.
Sul fronte della partecipazione, sono invece festival musicali, eventi sportivi e concerti ad attirare i pubblici più numerosi, mentre fiere ed esposizioni mostrano risultati particolarmente significativi soprattutto in Grecia.
La sorpresa sono gli eventi medi
Il report non invita però a inseguire soltanto i mega-eventi. Al contrario.
Gli eventi Tier 2, cioè di media dimensione, rappresentano circa il 43% del calendario e costituiscono probabilmente il modello più interessante per molte destinazioni italiane.
Generano infatti una buona spesa incrementale mantenendo livelli di affluenza compatibili con la capacità di accoglienza delle città.
Secondo gli autori, sono la soluzione ideale soprattutto per destinazioni medio-piccole che vogliono crescere senza compromettere la qualità della vita dei residenti.
È una riflessione che riguarda da vicino gran parte dell’Italia dei borghi, delle città d’arte minori e dei territori interni.
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Forse il vero insegnamento di questo studio è un altro. Il turismo contemporaneo sta entrando definitivamente nell’era della governance predittiva.
Non basta più sapere quanti turisti sono arrivati.
Occorre prevedere dove andranno, quanto spenderanno, quali servizi utilizzeranno, quale pressione eserciteranno sul territorio e quale beneficio economico produrranno.
In questo scenario l’evento non è più soltanto un appuntamento culturale.
Diventa un indicatore di pianificazione urbana, una leva economica e uno strumento di equilibrio tra competitività e sostenibilità.
Per l’Italia, dove il calendario estivo è spesso costruito per accumulo più che per strategia, il messaggio è chiaro: il futuro non appartiene alle destinazioni che organizzano più eventi, ma a quelle che imparano a organizzare gli eventi giusti, nel momento giusto e con il pubblico giusto.

Giornalista, autrice e conduttrice tv ha prodotto per quasi un decennio un noto programma televisivo sull’arte e la cultura in Sicilia, Profile Magazine tv.
Scrive per diverse testate ed è stata Direttore Responsabile di CulturaIdentità.
Oggi è Coordinatore Nazionale e responsabile della comunicazione dell’Unione Nazionale Vittime(UNAVI).
