In politica si dice spesso che non esistono amici o nemici, ma solo interessi.
Può anche essere vero, ma se questa logica diventa la regola, allora la politica perde una delle sue qualità più importanti: la credibilità.
La recente scelta di Luca Bernardo di lasciare Forza Italia per aderire a Futuro Nazionale ha riaperto un tema che va ben oltre il destino di un singolo esponente politico: quello della lealtà.
Ogni rappresentante politico è libero di cambiare idea, le convinzioni possono evolversi e nessuno può essere prigioniero di un simbolo; tuttavia, esiste una differenza tra un percorso politico maturato nel tempo e la scelta di cambiare schieramento proprio quando un nuovo movimento sembra guadagnare sempre più consenso.
Forza Italia, negli anni, ha creduto in Bernardo, candidandolo alla guida di Milano, e affidandogli successivamente un ruolo di primo piano in Consiglio comunale.
Proprio per questo è inevitabile che molti elettori si pongano una domanda: cosa è cambiato davvero?
Le idee… o il vento politico?
Non è una domanda che riguarda soltanto Bernardo.
La storia della politica italiana è piena di cambi di casacca, e ogni volta che nasce una nuova forza capace di intercettare il malcontento, qualcuno decide di salirci sopra; è successo con la Lega delle origini, è successo con il Movimento 5 Stelle.
Oggi, in parte, sta accadendo anche con Futuro Nazionale: i movimenti cambiano, il meccanismo resta sorprendentemente simile.
Naturalmente sarebbe sbagliato liquidare questo consenso come semplice protesta; dietro quei voti esistono problemi reali che la politica ha il dovere di affrontare.
Sul piano nazionale il centrodestra governa il Paese e ha la responsabilità di dare risposte efficaci ai cittadini che chiedono maggiore sicurezza, ad esempio una giustizia più rapida, il rispetto delle regole, e un’immigrazione governata con equilibrio.
Milano, però, rappresenta una realtà diversa, visto che da oltre quindici anni la città è amministrata dal centrosinistra; è quindi inevitabile che il giudizio dei cittadini riguardi soprattutto chi ha governato in questi anni, e le scelte che hanno cambiato il volto della città: dalla mobilità alla gestione dello spazio urbano, dalla manutenzione del verde alla crescente percezione di insicurezza che molti milanesi denunciano quotidianamente.
L’opposizione ha certamente il dovere di avanzare proposte e di ottenere, quando possibile, risultati concreti, ma è altrettanto evidente che governare da una posizione di netta minoranza, sia in Consiglio comunale sia nei Municipi, significa avere margini d’azione decisamente limitati.
Proprio per questo sarebbe un errore confondere le responsabilità; una cosa è il dibattito politico nazionale, un’altra è il giudizio sull’amministrazione di Milano.
Le due realtà, pertanto, meritano analisi diverse.
Resta però una riflessione che vale sempre: la fiducia è il patrimonio più prezioso che un partito possa concedere a una persona, e la lealtà è il modo con cui quella fiducia viene restituita.
Per questo motivo, il trasformismo continua a lasciare molti elettori perplessi, non perché sia vietato cambiare strada, ma perché la coerenza rappresenta uno dei pochi valori che dovrebbero restare immutabili anche quando cambiano i sondaggi.
La fedeltà non è un valore superato; lo vediamo nello sport, nelle amicizie, nel lavoro e nella vita.
Perché dovrebbe esserlo proprio in politica, dove gli elettori affidano la loro fiducia a persone e progetti?
Cambiare idea, quindi, è legittimo, ma cambiare bandiera ogni volta che cambia il vento lo è molto meno agli occhi di chi quella fiducia l’ha concessa.
Le prossime elezioni amministrative e, successivamente, quelle politiche diranno se il consenso verso le nuove forze sarà un fenomeno destinato a consolidarsi, oppure una fase legata al malcontento del momento.
Nel frattempo, una domanda resta aperta: i cittadini cercano davvero partiti nuovi, oppure cercano politici capaci di restare fedeli alle idee con cui hanno chiesto la loro fiducia?
Perché partiti, leader e persino gli elettori possono cambiare idea, ma una politica che perde il senso della lealtà e della coerenza rischia di perdere anche la fiducia dei cittadini.
Ed è una fiducia che nessun sondaggio potrà mai restituire.

Riflessioni sacrosante. Poi ci si stupisce di un’astensione dal voto che supera il 40%….