I racconti di Capitan U 1947: Troppe pietre cadono sul mondo… per Antoine, meglio una fuga su Banana Split.

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Io e Antoine eravamo amici. Amici veri, di quelli che non si spiegano. Quando veniva in Italia non andava in albergo. Veniva da me a Milano, al quartiere Torretta. C’era casa mia, a cento metri dall’imbocco dell’Autostrada dei Fiori, quella che porta a Genova, al mare. Di notte restavamo svegli. Lui con la chitarra, io con i sogni. Due fans l’uno dell’altro, senza invidie. Solo stima.

Mi diceva sottovoce: “Umberto, Les Élucubrations d’Antoine ha qualcosa del tuo modo di guardare le cose”.

E io gli rispondevo: “Antoine, la mia, Guarda il Mondo, l’ho scritta dopo averti ascoltato”. Il mondo noi non lo guardavamo da spettatori. Lo guardavamo insieme e fantasticavamo come due ragazzini.

Una sera mi chiese: “Umberto, scrivimi una canzone. Una storia vera”. E io gli scrissi “L’Amico, la Ragazza e il Cane”. Parlava di un amico che tradisce, che porta via la ragazza… e pure il cane. Un colpo basso. Poi lo guardai e gli dissi: “Ma a noi due non succederà mai. Io non ti porto via niente, figurati il cane!”. E lui rise di gusto… perché sapeva che era vero.

Venezia, Gondola d’Oro 1967. Lui era già un big. Io ero il giovane che arrivava secondo con “Gioventù”. Avrei dovuto cantarla il sabato sera, in Eurovisione, davanti a mezzo mondo. Poi tre punti tolti. Un errore, o un intrallazzo, ed io ingiustamente declassato al terzo posto e occasione svanita. … E invece lì, sul palco, in diretta, dopo aver cantato il suo brano, Antoine si fermò. Prese il microfono e urlò: “VIVA UMBERTO E LA SUA GIOVENTÙ”. Il pubblico zittì… io non me l’aspettavo. Fu un gesto che valeva più di una vittoria. Fu un fratello che ti copre le spalle davanti a tutti.

Gli anni passarono. Il mondo lanciava pietre, sempre più grosse. Poi Sanremo 1979. Entrambi tra i big. Io con “Bimba Mia”, lui con “Nocciolino”. Di notte, nella hall dell’albergo, vuota, ci ritrovammo a parlare come a Torretta…  e lui mi disse una frase che mi porto ancora addosso: “Umberto, sono venuto a Sanremo solo per vederti. Ho comprato un catamarano: 12 metri e mezzo. L’ho chiamato “Banana Split”. Vieni con me. Molliamo tutto. Andiamo a cercare un posto dove ci sono meno uomini rissosi che scaglino pietre “qualunque cosa fai”: un mondo da guardare e non da subire. Fu la proposta più bella che mi fecero mai. Era la realtà di tutti i sogni che facevamo a Torretta, con l’Autostrada dei Fiori che rombava fuori dalla finestra. Lo guardai negli occhi. Io avevo una moglie che amavo. Un bimbo di 5 anni che mi aspettava a casa. Non potei salire su quella barca. Gli strinsi la mano e gli dissi: “Vai Antoine. Portati nel cuore i miei sogni. Gira il mondo per me. E quando guardi l’orizzonte, pensa che ci sono anch’io lì, con te”

Siamo nel 2026. Antoine è ancora sul Banana Split. Non si è mai fermato. Gira il mondo, fa documentari meravigliosi. Le televisioni li trasmettono ovunque e la gente resta incollata, a occhi aperti, a sognare vite diverse. Lui ha scelto il mare. Io ho scelto la terra, la famiglia, le canzoni. Ma i sogni li abbiamo divisi a metà.

E ogni volta che vedo un suo documentario, chiudo gli occhi e mi ritrovo su quella barca … con lui, come a Torretta. A guardare il mondo insieme con gratitudine e a non tirargli pietre.

Umberto e Antoine. Un’amicizia che nemmeno l’oceano è riuscita a dividere. Oltre l’infinito.

Capitan U 1947

(alias Umberto Napolitano)

1 thought on “I racconti di Capitan U 1947: Troppe pietre cadono sul mondo… per Antoine, meglio una fuga su Banana Split.

  1. Grazie per aver citato Antoine spirito di libertà e simpatia,un vero peccato che non vengono più menzionati questi personaggi che hanno Colorato la vita musicale in quegli anni .

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