Turismo, il paradosso italiano: tutti lo celebrano, pochi investono davvero

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Tra Fondo Investimenti, innovazione e carenza di personale qualificato, il turismo italiano si trova davanti a un bivio: accontentarsi dei record di presenze o scegliere una vera politica industriale capace di rafforzare competitività, formazione e qualità dell’offerta. Federturismo Confindustria lancia un appello al Governo: le risorse sono un buon inizio, ma non bastano.

L’Italia continua a raccontarsi come la patria del turismo mondiale. È una narrazione rassicurante, alimentata da record di presenze, città d’arte affollate e un patrimonio culturale che non ha eguali. Ma dietro questa immagine si nasconde un paradosso tutto italiano: consideriamo il turismo una risorsa strategica, senza però trattarlo ancora come una vera industria.

La pubblicazione del decreto del Ministero dell’Economia che rende operative le risorse del Fondo Investimenti destinate al Ministero del Turismo rappresenta certamente una buona notizia. Il Governo conferma così di voler sostenere un comparto che vale una quota fondamentale del PIL nazionale e che costituisce uno dei principali motori occupazionali del Paese.

Federturismo Confindustria ha accolto positivamente il provvedimento, sottolineando tuttavia un elemento che non può essere ignorato: l’entità delle risorse appare limitata rispetto all’arco temporale considerato, dal 2027 al 2036.

Ed è proprio qui che si apre la riflessione.

Il banco di prova del nuovo ministro

Ministro Gianmarco Mazzi

Per il nuovo ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, il decreto rappresenta uno dei primi segnali concreti della sua gestione. Ma la vera sfida non sarà tanto distribuire le risorse disponibili quanto dimostrare la capacità di costruire una politica industriale del turismo che guardi oltre la contingenza.

Negli ultimi anni il dicastero ha conquistato una centralità istituzionale che in passato non aveva mai avuto. Ora però quella centralità dovrà tradursi in risultati misurabili: maggiore produttività delle imprese, formazione del capitale umano, digitalizzazione, sostegno agli investimenti e riduzione del divario tra le grandi destinazioni e le aree interne.

Il rischio è che il Ministero venga percepito come il luogo della promozione e degli incentivi occasionali. In realtà, oggi il turismo ha bisogno di una governance capace di coordinare infrastrutture, trasporti, lavoro, innovazione e sostenibilità. Solo così potrà consolidarsi come uno dei principali motori della crescita italiana.

Non basta distribuire fondi

Gli interventi previsti — valorizzazione dei piccoli comuni, delle isole minori, dei cammini religiosi, degli impianti di risalita — vanno nella direzione giusta.

Sono strumenti che favoriscono la destagionalizzazione e contribuiscono a distribuire meglio i flussi turistici, evitando la concentrazione esclusiva sulle grandi città.

Ma oggi il problema non è soltanto finanziare nuove infrastrutture.

Il vero tema riguarda la competitività complessiva del sistema.

L’Italia compete ormai con destinazioni che investono massicciamente in digitalizzazione, marketing territoriale, intelligenza artificiale, sostenibilità e servizi personalizzati.

Nel turismo globale non basta più possedere il patrimonio artistico più bello del mondo.Bisogna saperlo gestire meglio degli altri.

La vera emergenza si chiama capitale umano

C’è però un passaggio del comunicato di Federturismo che merita molta più attenzione di quella che probabilmente riceverà.

L’associazione chiede infatti di rafforzare anche gli investimenti destinati alla qualificazione delle risorse umane.

È probabilmente questo il punto decisivo.

Da anni il turismo italiano soffre una cronica difficoltà nel reperire personale qualificato.

Albergatori, ristoratori e imprese ricettive denunciano la mancanza di figure professionali preparate, mentre molti giovani continuano a considerare il settore poco attrattivo, caratterizzato da stagionalità, salari spesso modesti e limitate prospettive di crescita.

L’intelligenza artificiale potrà migliorare prenotazioni, marketing e gestione dei dati, ma non sostituirà mai la qualità dell’accoglienza, la capacità di risolvere un problema al cliente o la professionalità di chi lavora ogni giorno sul territorio.

Il turismo resta, prima di tutto, un’industria delle persone.

L’errore culturale della politica

Esiste poi un limite culturale che attraversa governi di ogni colore politico.

Quando si parla di turismo si tende ancora a ragionare quasi esclusivamente in termini di promozione. Più campagne pubblicitarie. Più eventi. Più comunicazione.

Sono strumenti importanti, ma senza un parallelo investimento nella competitività delle imprese rischiano di produrre effetti limitati.

Promuovere una destinazione che poi offre servizi insufficienti, personale difficile da reperire o infrastrutture inadeguate significa creare aspettative che il sistema fatica a soddisfare.

Un investimento che rende più di altri

Federturismo ricorda un dato spesso sottovalutato: creare un posto di lavoro stabile nel turismo richiede un investimento pubblico significativamente inferiore rispetto ad altri comparti produttivi.

È un’affermazione che merita attenzione. Ogni euro investito nel turismo genera infatti effetti diffusi su commercio, trasporti, cultura, artigianato, agricoltura e servizi.

Pochi settori hanno una capacità così elevata di distribuire ricchezza lungo l’intera filiera economica. Per questo motivo il Fondo Investimenti rappresenta un passo nella direzione giusta, ma difficilmente potrà essere sufficiente.

Se davvero il turismo è una delle principali industrie italiane, allora deve essere trattato come tale.

Non soltanto con interventi episodici o finanziamenti simbolici, ma attraverso una strategia industriale di lungo periodo che metta al centro innovazione, formazione e competitività.

Perché il patrimonio culturale che abbiamo ereditato è straordinario.

Ma, da solo, non garantisce il futuro. Servono imprese capaci di trasformare quella ricchezza in sviluppo sostenibile, occupazione qualificata e valore economico. Altrimenti continueremo a vivere del nostro passato, mentre i nostri concorrenti costruiscono il loro futuro.

 

Paola Idilla Carella

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