Tutti i generali di Cassese

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Mandarino di giurisprudenza Cassese butta all’aria tomi di sentenze, commentari ed interpretazioni ed invoca la politica dura e bruta, l’azione alla Bava Beccaris e Thaon de Revel. L’ex ministro del governo Ciampi sbotta, in 12 capitoli, sulla pubblica amministrazione italiana (Amministrare la nazione. La crisi della burocrazia e i suoi rimedi 2023) denunciando che nulla sia cambiato dal giudizio impietoso di Einaudi di più di un secolo fa. I 3,3 milioni di impiegate e impiegati pubblici, indigenti, sbriciolati in tanti arcipelaghi incomunicanti, contraddittori, malpensanti, ignoranti, invidiosi disfunzionali, divisi, affogati nella continua piena legislativa, difensivisti con paura della firma, arroganti, formalisti, invecchiati di testa, di skill, di azione e di mentalità, senza ricambio, ambizioni e carriera non valgono l’enorme costo economico, circa metà pil. Sono addirittura nemico da combattere per l’ex giudice della Corte costituzionale, Anac, le procure protagoniste e la Corte dei conti.

Bisogna chieder ealla Francia in prestito la ghigliottina rivoluzionaria e reintrodurre la pena di morte almeno per un giorno, confessa Cassese in un’intervista.E chiede il governatorato per Roma ed i lavori forzati per i direttori delle strutture capitoline. Dati, esempi, comparazioni, confermati dall’Ocse, tratteggiano più che una pessima organizzazione. Se Ricolfi vuole rifare la scuola da zero, il normalista giurista costituzionale non si tiene e vorrebbe decimare la funzione pubblica (revisione delle dotazioni organiche aggiornata alle nuove tecnologie); un numero più contenuto di addetti libererebbe dal secolare stallo delle paghe, a parte i compensi apicali, modeste e della produttività da terzo mondo della macchina pubblica (emolumenti non da paese industrializzato, senza incentivi e premialità).

Al Cassese terminator Mr. Hyde, ne corrisponde però un altro, Dr. Jekyll, che si preoccupa dell’agonia della democrazia descritta ad Harvard (Levitsky e Ziblatt How Democracies Die2018; corollari, Issacharoff Democracy’s deficits 2017, Orsina La democrazia del narcisismo2018,Dasgupta sul Guardian 2018).La tesi è che le democrazie attraversano il peggiore arretramento economico da un secolo (le dittature nel ‘90 avevano il 12% del pil mondiale, oggi il 33%, tra 5 anni il 50 %), non offrono più benessere ai cittadini e rischiano di morire a causa di leader peraltro eletti. Invece le autocrazie e demoture competono con le democrazie grazie alla globalizzazione. Gli Stati democratici stanno perdendo il monopolio statale della politica, vuoi per il mercato che controlla alcuni spazi politici, vuoi per le istituzioni resesi indipendenti dalla politica, vuoi per i poteri sovranazionali, indifferenti alla politica nazionale. La rivoluzione tecnologica determina inoltre cambi continui sull’occupazione e sullo stato sociale, aggravato dall’immobilismo economico (il 97 % delle persone eredita il proprio benessere).

Secondo gli studiosi, per risolverne la crisi, non si deve identificare la democrazia con le elezioni perché la domanda di regolazione di consumatori, risparmiatori, imprenditori non venga schiacciata dalla maggioranza. Se la democrazia è somma di elementi, valori, istituzioni, procedure, bisogna arricchirla con autorità competenti isolate dalla politica, in continuo arbitrato con il corpo elettorale. Il Cassese Dr. Jekyll racconta dunque di una visione liberale, contrastante con l’idea democratica che aumenta esponenzialmente la complessità, punto dolente delle democrazie, di fronte alla semplificazione delle demoture. Di una visione che aumenta ovviamente la rivolta antiestablishment.

Invece il Cassese Mr. Hyde d’improvviso scopre i72 adempimenti, elaborati da 26 uffici per un costo di€15.000,necessari a Roma per aprire un bar. Vede che Roma, umiliata, sta morendo. Capisce che il Campidoglio è una finzione giuridica, il sindaco un ologramma. Se il Comune non esiste, non c’è alcuna deriva autoritaria. Non ci sono più scusanti, ci vogliono pieni poteri, ci vogliono i generali di corpo d’armata(alla Vannacci?)per almeno 15 anni, ce ne vogliono almeno tre, tre Cincinnati. Evidenti la non separazione tra politica e amministrazione, le procedure più garantiste, soprattutto verso il personale, che decisioniste, le buche amministrative, le leggi-provvedimento, la corruzione, la maladministration, l’esondazione legislativa, il costo enorme burocratico, le imposte opprimenti per mantenere un ceto burocratico povero improduttivo. L’organizzazione attuale non è riformabile, è un problema insolubile. Va superata la burocrazia inintelligente che fa solo quello che la legge dice di fare ed oltre si paralizza. Si possono immaginare formazioni di eccellenza, scambio di esperienze e best practises ma, dice il giurista, va abbattuto il giuridico in favore di interdisciplinarietà di psicologia, economia, scienza. Soprattutto serve una svolta autoritaria per Roma, scesa sotto qualunque livello democratico

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