A quindici anni dalla tragica scomparsa di Giacomo Scalmani, il dodicenne travolto da un tram mentre rincasava in bicicletta, il quartiere torna a mobilitarsi per chiedere interventi urgenti di messa in sicurezza. L’appuntamento, promosso da Città delle Persone, si tiene all’incrocio tra via Solari e piazza del Rosario.
Al centro della protesta c’è una richiesta chiara e rimasta inascoltata per tre lustri: la separazione fisica della corsia tranviaria dal resto della carreggiata, accompagnata da controlli severi e costanti contro la sosta irregolare che spesso soffoca la visibilità e la fluidità della strada.
L’azione simbolica e il ricordo
Per denunciare l’immobilismo delle istituzioni, gli attivisti hanno dato vita a una performance visiva, delimitando temporaneamente i binari con una lunga fila di sturalavandini. Un’installazione provocatoria per sottolineare l’assenza di protezioni adeguate: un piccolo oggetto quotidiano che evidenzia ciò che manca per tutuelare chi si muove su due ruote.
L’episodio risale alla sera del 5 novembre 2011, quando l’apertura imprudente di una portiera di un’auto parcheggiata in divieto fece sbalzare il ragazzo direttamente sui binari, proprio mentre sopraggiungeva il mezzo pubblico.
Una ghost bike e la richiesta di impegni concreti
Il momento centrale della commemorazione è segnato dalla posa di una ghost bike, una bicicletta bianca a misura d’adulto, a ricordare che Giacomo oggi avrebbe ventisette anni. Intorno a questo simbolo si stringono familiari, cittadini e associazioni, tra cui il movimento di ciclisti urbani Massa Marmocchi.
La mobilitazione si trasforma anche in un appello politico diretto ai candidati e alle istituzioni locali: l’obiettivo è introdurre l’impegno formale a realizzare interventi strutturali di messa in sicurezza entro un anno da qualsiasi incidente stradale grave o mortale, trasformando il dolore della memoria in una prevenzione reale per le strade della città.
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