La presa di posizione arriva dritta dai social e scuote il dibattito politico milanese. Alessandro Corti, consigliere del Partito Democratico nel Municipio 7 di Milano, ha affidato a un reel su Instagram un duro intervento critico in merito al fermo di Youssef Siher, il trentenne indagato dalla procura meneghina e ritenuto dagli investigatori il regista occulto delle mobilitazioni di piazza promosse dal “Movimento 17 ottobre”.

Nel video, Corti esprime la sua “completa solidarietà al prigioniero politico Youssef Siher”, tracciandone un profilo accademico e professionale: “Ricercatore, ex candidato al senato accademico con la lista Unilab, giornalista per Il Fatto Quotidiano e per Il Foglio”. Da qui l’esponente dem lancia un appello netto per la sua immediata liberazione, criticando duramente l’operato delle istituzioni: “Il vostro continuare a comportarvi in modo indegno per uno Stato democratico è indirettamente proporzionale alla vostra capacità di tenere l’ordine pubblico nelle piazze”.
L’attacco del consigliere municipale si sposta poi sul perimetro delle accuse mosse al trentenne: “Di cosa lo accusate? Di una piazza che alla fine non si è neanche concretizzata? E da quando chiamare una piazza è reato? – argomenta –. Libertà per Youssef Siher, libertà per tutti i manifestanti”.
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Classe 1996, eletto nel Municipio 7 nelle file del PD in seguito alle amministrative dell’ottobre 2021 con 229 preferenze e attualmente vicepresidente della commissione 4 (con deleghe che spaziano dalla mobilità alla sicurezza e alla sanità), Alessandro Corti si trova così al centro di un nuovo e acceso caso politico all’interno della cornice istituzionale milanese.
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Questo è totalmente bacato