Il danno maggiore fatto dai teppisti la settimana scorsa non sono i furti e i danneggiamenti ai negozi. Sono il ritorno al clima cupo degli anni ’70, quando ogni fine settimana bisognava evitare di uscire per non imbattersi in incidenti e tafferugli quando non in proiettili vaganti.
E in effetti sta montando una psicosi per cui girano sui social e sulle chat le notizie più disparate e purtroppo la protesta, non avendo né una precisa ideologia alle spalle né organizzazioni gerarchiche, può dare vita ad azioni imprevedibili e illeggibili prima.
Se anche le forze dell’ordine, opportunamente rafforzate dal Governo, potranno, auguriamoci, limitare i danni materiali di questi teppisti, non potranno evitarci lo stillicidio di allarmi veri e falsi tipico di moti di guerriglia urbana.
Bisogna proprio ringraziare chi, per mero calcolo politico, ci ha cacciato in questa specie di “intifada” nelle citàa italiane ed europee. Dobbiamo ringraziare chi si ostina a dare a una lettura politica e una giustificazione sociologica al tirare i sassi e a cercare distruzione e scontri con gli agenti. Se si ascoltassero veramente i ragazzini che hanno dato vita agli scontri emergerebbe che nessuno di loro ha reali problemi di diritto allo studio o di prospettive di lavoro per la semplice ragione che non sono queste le loro aspirazioni. Sono ragazzi che sognano di diventare trapper miliardari senza far fatica e che piuttosto che lavorare finiranno per fare i pusher o i componenti di bande di rapinatori seriali di loro coetanei
Sbaglia di grosso chi, ripeto per calcolo politico, gli vuole dare una rappresentanza politica che non hanno, chi li vuol far sembrare i Robin Hood di una intera generazione di giovani. Giovani, di ogni etnia, che oggi nella stragrande maggioranza studiano e affrontano tutte le difficoltà del lavoro di questa epoca e rispondono al carovita o al caro affitti facendosi un mazzo cosi.
Qualcuno, per rimpinguare le file di gruppi protestatari come i propal o i no global li vuole arruolare come avanguardie rivoluzionarie, ma loro sono interessati a giocare a guardie e ladri con la polizia, a emulare le violenze che vedono sui social, al più a conquistarsi senza pagare abbigliamento griffati.
Proprio dei geni questi ispiratori e speculatori politici di una violenza che non ha obiettivi e idee politiche. Grazie a loro, oltre al caro vita e al caro energia che attanagliano oggi un mondo pieno di guerre, ci beccheremo pure la contrazione della vita sociale, dei consumi e del turismo che queste rivolte provocheranno a Milano, complicando ulteriormente le prospettive economiche e di lavoro.

Fabrizio De Pasquale ha 60 anni, è sposato, padre di 2 figli e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche, è stato Capo ufficio stampa di varie aziende e del Ministero dei Beni Culturali. Ha lavorato per RAI ed Expo2015 e per un centro media. E’ stato per 24 anni Consigliere e poi Capogruppo di Forza Italia a Palazzo Marino. Conosce bene Milano ma non smette mai di scoprire i problemi e le eccellenze che la metropoli produce ogni giorno. E’ Direttore e amministratore di Milanopost dal 2014 e crede nel ruolo dell’informazione locale per migliorare la città e i suoi abitanti.