Uno scudo per gli uffici, nessuno per le famiglie: lettera aperta a Sala

Milano

Signor Sindaco,

Le scriviamo come Comitato Famiglie Sospese, a nome delle migliaia di famiglie che da due anni vivono in un limbo a causa di un sistema urbanistico che non hanno costruito loro e che oggi pagano sulla propria pelle.

Abbiamo letto come il Comune abbia attivato uno scudo legale e un supporto psicologico per i dipendenti dell’ufficio urbanistica coinvolti nell’inchiesta. Comprendiamo che anche loro stiano attraversando un momento difficile, e non lo contestiamo. Ma ci chiediamo, con altrettanta legittimità: e le famiglie sospese? Chi tutela noi, che non abbiamo firmato nessun atto contestato, non abbiamo responsabilità nei procedimenti in corso, e che da due anni paghiamo mutui per case che non possiamo abitare, o restiamo bloccati in affitti o soluzioni di emergenza che dovevano terminare o essere solo temporanei.

Non le scriviamo per la prima volta, e non le scriviamo a cuor leggero. Le scriviamo perché le sue stesse parole, oggi, suonano diverse da come dovrebbero.

A settembre 2025, dopo l’incontro in Prefettura, lei ha dichiarato: “Sono disposto a tutto per risolvere il problema”. A gennaio 2026 ha aggiunto: “Siamo vicini a trovare una soluzione per le famiglie sospese”.

Sono passati altri sei mesi da quell’ultima dichiarazione. Da quel “siamo vicini” a oggi, per le noi non è cambiato nulla. I cantieri restano fermi. Le case restano sequestrate o bloccate. Le vite restano, appunto, sospese.

Vogliamo raccontarle, ancora una volta, chi sono le famiglie sospese — attraverso alcune storie che raccolgono ciò che centinaia di famiglie milanesi hanno raccontato in questi due anni. Non sono un caso singolo: sono lo specchio di migliaia di storie identiche.

C’è la famiglia che ha venduto la vecchia casa per comprarne una nuova, convinta che i lavori sarebbero finiti in tempo, e che oggi vive in affitto, spendendo due volte per un tetto che dovrebbe già avere.
C’è la coppia che aveva firmato il rogito pochi mesi prima del sequestro del cantiere, e che oggi continua a pagare un mutuo per un appartamento che esiste solo sulla carta.

C’è la famiglia con due figli piccoli che aveva scelto quella casa per la scuola vicina, e che da due anni rimanda l’iscrizione, il trasloco, la vita che avevano immaginato.
C’è chi si è visto rifiutare un finanziamento perché la banca non riconosce più il valore di un immobile “sospeso”.

C’è chi, semplicemente, non riesce più a fare progetti — non un figlio, non un cambio di lavoro, non nulla che richieda la certezza di un tetto — perché quella certezza, a Milano, oggi non esiste più per 4.500 famiglie.

Sono storie costruite per raccontare, senza esporre, una condizione condivisa da migliaia di persone. Ma la sospensione, quella, non è inventata: è reale, è quotidiana, e dura da due anni.

Signor Sindaco, le sue parole di settembre e di gennaio ci avevano dato speranza, ma sono rimaste parole. Oggi torniamo a chiederle di trasformarle in atti concreti. Le chiediamo di riconoscere un fatto semplice: né un provvedimento della magistratura né un atto del Comune, da soli, potranno mai dare a tutti noi una certezza stabile e definitiva. Solo una legge dello Stato può farlo, perché solo il Parlamento può stabilire regole chiare e uguali per tutti, valide anche per il futuro. Per questo Le chiediamo di farsi portavoce diretto di questa richiesta presso il Governo.

Le chiediamo di essere, come ha detto di voler essere, “disposto a tutto”: e di mettere quella disponibilità al servizio di chi da due anni aspetta solo una cosa, la fine della paralisi che ci tiene sospesi.

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