Il corteo della Liberazione di Milano si trascina dietro una coda giudiziaria e un surreale caso politico. Dopo gli insulti, le minacce e i disordini che in corso Venezia hanno travolto lo spezzone della Brigata Ebraica, è scattata una maxi-denuncia in procura. Tra le ipotesi di reato figurano violenza privata, diffamazione, lesioni e persino istigazione al terrorismo. Un atto dovuto di fronte a slogan violenti e contestazioni intollerabili. Eppure, anziché condannare le intimidazioni, da Sinistra Italiana arriva un attacco frontale: la querela viene definita “inqualificabile”. Una presa di posizione che trasforma, con una sconcertante inversione logica, i bersagli dell’odio nei responsabili del caos.
L’amarezza di chi ha fatto la Resistenza
Durante una conferenza stampa, Davide Romano — direttore del Museo della Brigata Ebraica — ha spiegato le ragioni del ricorso alla magistratura insieme al consigliere comunale Manfredi Palmeri e ad Alessandro Litta Modignani. Un passo doloroso ma inevitabile, per chi fa parte a pieno titolo del Comitato permanente antifascista e si trova ogni anno a dover subire un clima di odio inaccettabile, culminato in cori ingiuriosi come “ebrei saponette mancate”.
A testimoniare la gravità di quanto accaduto ci saranno diverse figure istituzionali e politiche, tra cui l’avvocato Luciano Belli Paci (figlio di Liliana Segre), i parlamentari e consiglieri Simona Malpezzi, Lia Quartapelle, Emanuele Fiano, Benedetto Della Vedova e Daniele Nahum.
Il cortocircuito ideologico: se la vittima diventa “provocatore”
Il paradosso esplode nella risposta di Sinistra Italiana, che difende apertamente chi ha cercato di cacciare la Brigata Ebraica dal corteo. Secondo questa narrazione, la denuncia sarebbe un “attacco” contro le centinaia di manifestanti che avrebbero semplicemente “reagito a una palese provocazione”.
La presunta “colpa” della Brigata Ebraica? Aver sfilato con le proprie bandiere e aver ospitato nello spezzone anche oppositori del regime iraniano. Un cortocircuito concettuale in cui la presenza di chi ha storicamente combattuto il nazi-fascismo viene bollata come indesiderata, mentre l’intolleranza di piazza viene giustificata in nome di una presunta difesa dei valori della Costituzione.
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