Un tentativo di deviare quasi un milione di euro dai fondi confiscati alla criminalità organizzata per consegnarli a un uomo legato alla ‘ndrangheta. È questo il cuore dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal sostituto Stefano Ammendola, che vede indagato un dipendente del Tribunale con l’accusa di truffa ai danni dello Stato e falso ideologico, con l’aggravante del favoreggiamento mafioso.
La figura dell’operatore giudiziario
Al centro delle indagini si trova Domenico Bruno, 55 anni. Assunto inizialmente come autista al servizio dei magistrati dell’ufficio Gip per i trasferimenti nelle carceri, Bruno ha gradualmente esteso le sue competenze fino a svolgere mansioni amministrative nella gestione delle confische e dei sequestri.
Questa mansione gli avrebbe permesso di accedere ai sistemi informatici del Palazzo di giustizia e ai documenti legati alle risorse del Fondo unico giustizia, proprio poco prima di vincere un concorso interno per il ruolo di operatore giudiziario.
La dinamica della presunta truffa
Il piano è emerso lo scorso 15 luglio, quando attraverso la piattaforma informatica dell’ufficio è stato inviato a Equitalia Giustizia un modulo formale per lo sblocco di 980 mila euro, frutto di una confisca definitiva risalente al 2015.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la richiesta di restituzione era del tutto priva dell’autorizzazione di un giudice. I fondi avrebbero dovuto essere versati a Massimiliano Richichi, quarantenne originario di Reggio Calabria già condannato in via definitiva per aver agevolato la latitanza del boss Domenico Condello. Proprio questo collegamento ha spinto la Procura a contestare l’aggravante mafiosa.
Il controllo e il sequestro al settimo piano
A sventare la manovra è stato il sistema di controllo di Equitalia Giustizia. Notando la mancanza della firma del magistrato, i funzionari hanno fatto scattare l’allarme contattando direttamente il Tribunale.
Nei giorni successivi, i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria hanno perquisito e posto sotto sequestro l’ufficio dell’indagato al settimo piano del Palazzo di giustizia di Milano. Durante le operazioni sono stati prelevati computer, fascicoli e vario materiale cartaceo. Gli accertamenti sono ora volti a capire se si sia trattato di un episodio isolato o se lo stesso schema sia stato utilizzato in precedenza per altre somme giacenti nel Fondo unico giustizia.
Milano Post è edito dalla Società Editoriale Nuova Milano Post S.r.l.s , con sede in via Giambellino, 60-20147 Milano.
C.F/P.IVA 9296810964 R.E.A. MI – 2081845