Milano per una notte ha parlato spagnolo. All’Ippodromo La Maura, dove secondo gli organizzatori si sono radunate 78.500 persone, l’arrivo di Bad Bunny per la prima delle due date italiane del suo tour mondiale ha assunto i contorni di un rito collettivo. Un boato, quasi fisico, ha accolto l’ingresso del cantante portoricano, trasformando l’area del concerto in un punto di incontro identitario per migliaia di spettatori.
Un pubblico trasversale, unito dalla stessa lingua musicale
La platea era un mosaico: tantissimi italiani, moltissimi giovani, ma anche una presenza massiccia delle comunità latinoamericane residenti nel Paese e arrivate dall’estero. Già ore prima dell’inizio, l’attesa si era trasformata in festa. Bandiere di Porto Rico, del Venezuela, della Repubblica Dominicana, del Cile, del Perù e di altri Paesi dell’America Latina ondeggiavano sopra le teste, accompagnate da cori spontanei e balli improvvisati.
L’esibizione della band d’apertura, i Chuwi, anch’essi portoricani, ha scaldato ulteriormente l’atmosfera. Poi, sul megaschermo, le immagini di due ragazzi seduti su una panchina che “invocano” magicamente la comparsa dell’artista: un espediente scenico semplice ma efficace, che ha fatto esplodere l’attesa.
L’ingresso di Bad Bunny: un boato e un’orchestra che racconta un’isola
Quando Benito Antonio Martínez Ocasio è apparso sul palco, il volume del pubblico è salito di colpo. Con lui una grande orchestra, che mescola salsa, strumenti tradizionali caraibici e momenti di sperimentazione sonora. Accanto ai musicisti, ballerini con cappelli di paglia, simbolo dei lavoratori agricoli portoricani: un richiamo diretto alle radici, alla terra, alla cultura popolare dell’isola.
La sensazione, fin dai primi minuti, è quella di un evento che supera i confini del semplice live. È un ritrovo identitario, un luogo dove migliaia di persone ritrovano un pezzo di casa, o la scoprono attraverso la musica.
La scaletta: radici, reggaeton e un omaggio all’Italia
Il concerto si apre con “La Mudanza”, brano-manifesto delle sue origini. Poi arrivano “Callaita” e “Pitorro de Coco”, in un alternarsi continuo di tradizione, reggaeton e riferimenti alla cultura portoricana. Bad Bunny costruisce un percorso che non è solo musicale, ma narrativo: un viaggio nell’immaginario dell’isola caraibica, tra nostalgia, orgoglio e modernità.
C’è spazio anche per un momento inatteso: un omaggio chitarristico a “Volare” di Domenico Modugno. Un gesto di cortesia verso il pubblico italiano, accolto con entusiasmo ma subito riassorbito dal flusso latino del concerto. Perché, nonostante tutto, la folla canta in una sola lingua: lo spagnolo.
Un fenomeno globale che parla alla città
La tappa milanese conferma la forza di Bad Bunny come fenomeno globale capace di trascendere confini geografici e linguistici. La sua musica, che intreccia identità, diaspora e innovazione, trova in Italia un pubblico vasto e sorprendentemente partecipe. E la città, per una notte, diventa un crocevia culturale dove il pop mondiale parla la lingua dell’isola che lo ha generato. (Fontr Radio Lombardia)
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