BrittinTour ’26, Alex Britti al Castello Sforzesco di Milano: sette musicisti, zero trucchi e una lezione di musica vera

Milano

C’è un momento, durante un concerto di Alex Britti, in cui smetti di pensare a tutto il resto. Non perché ci siano effetti speciali, non perché il palco sia una macchina spettacolare di luci e schermi. Ma esattamente per il contrario: perché non c’è niente che distragga dalla musica. E quando la musica è quella, non ti serve altro.
Venerdì 17 luglio, al Cortile delle Armi del Castello Sforzesco, una delle cornici più belle che Milano possa offrire a un concerto estivo, con le torri medievali che si stagliano nel cielo caldo della sera, il BrittinTour ’26 ha fatto tappa nella sua città d’adozione e Alex Britti ha consegnato al pubblico milanese esattamente quello che aveva promesso: una serata di musica vera, senza mediazioni.
“Niente ballerini, niente schermi video, niente ospiti”
Lo aveva detto chiaro annunciando il tour, con quella franchezza un po’ ironica che lo contraddistingue: “Niente ballerini, niente schermi video, niente ospiti. Sul palco siamo in sette e, tranne me, tutti bravissimi. Siamo, infatti, un power trio basso-chitarra-batteria più tastiere e tre coriste che cantano davvero bene.”
E così è stato. Sette musicisti sul palco del Castello Sforzesco, l’architettura sforzesca come unica scenografia, e quella chitarra, riconoscibile dalle prime quattro note, inconfondibile come poche altre nella musica italiana, a fare tutto il lavoro.
La scelta non è estetica. È filosofica. In un’epoca in cui Britti stesso denuncia la deriva spettacolare dei concerti, “quasi tutti i concerti sono diventati dei grandi spettacoli televisivi, dove ti godi la cantante perché è bella, fa i balletti o ha l’intimo in vista, non per quel che canta“, portare sul palco un power trio più tastiere e tre coriste è un atto di resistenza culturale travestito da serata di musica.
Il blues che non avevi dimenticato
La cifra sonora della serata è stata quella che Alex Britti ha scelto per questo tour: un ritorno alle radici, uno spogliamento del “vestito pop” che le sue canzoni hanno indossato per anni. “Ho tolto alle mie canzoni quel ‘vestito pop’ che hanno indossato per tanti anni, senza però rinnegarlo, perché la matrice di fondo rimane. E io sono quello che canto.”
Il risultato è un suono più asciutto, più fisico, più onesto. I grandi successi che il pubblico conosce a memoria, da Oggi Sono Io a Solo Una Voltasono stati restituiti nella loro forma più essenziale, con il blues che emerge come strato originario sotto la vernice pop. Un’operazione che richiede coraggio, perché il pubblico è abituato a sentire le canzoni come le conosce. Ma funziona, e funziona perché le canzoni di Britti suonavano già prima del vestito, e suonano ancora dopo che lo hanno tolto.
Il BrittinTour ’26 non è un semplice greatest hits in forma di tournée. È l’occasione per ripercorrere le tappe più significative di un percorso artistico che ha attraversato generi e decenni, bluesjazzrockpopR&B e cantautorato italiano; con una naturale capacità di mescolare linguaggi senza mai perdere la propria identità.
Accanto ai brani che hanno segnato la carriera di Alex Britti, i live ospiteranno i pezzi tratti da Feat.Pop, il suo ultimo progetto discografico, un lavoro che ha visto l’artista romano reinterpretare alcune delle canzoni più amate del suo repertorio in collaborazione con grandi nomi della scena musicale italiana.
Tra questi spicca la nuova versione di “Gelido“, realizzata in duetto con Mario Biondi: un incontro raffinato e intenso che attraversa sonorità bluesjazz e black music, restituendo nuova profondità emotiva a un brano scritto, composto e prodotto dallo stesso Britti. E, tra le altre, in Feat.Pop compaiono, Oggi Sono Io – feat Marco MengoniLa Vasca – feat Benji & Fede e Solo Una Volta – feat Clementino.
L’omaggio a Milano e la stoccata all’industria che vale più di mille comunicati
Oltre all’omaggio a Milano, sua città d’adozione, come da lui specificato durante il live; c’è una cosa che Alex Britti ha detto nelle varie occasioni di presentazione del BrittinTour ’26 e che vale la pena riportare integralmente, perché racconta più di qualsiasi recensione il senso di questa serata: “Il mondo oggi funziona su Instagram; la gente va ai concerti col pensiero ai like del suo profilo, si fa il selfie con l’artista mentre si esibisce sul maxischermo alle sue spalle, li pubblica sui social ed è contenta così. Ma quello a cui assiste spesso non è un concerto e forse quella che ascolta non è nemmeno musica, visto l’utilizzo massivo di sequenze con voci ‘doppiate’ e strumenti pre-suonati in studio. Se vuoi ascoltare gente che suona per davvero, devi andare dove ci sono meno di tremila spettatori.
Ieri sera, al Castello Sforzesco di Milano, la gente ha ascoltato gente che suonava per davvero. E si è visto. Si è sentita la differenza!
Un artista che non ha bisogno di convincerti
La cosa più rara che può capitare a un concerto è uscire senza sapere esattamente cosa ti ha colpito di più. Non un momento singolo, non un brano in particolare, ma la somma di tutto: la qualità dei musicisti, la coerenza della proposta, la sensazione di aver assistito a qualcosa di autentico in un’epoca in cui l’autenticità è diventata una strategia di marketing.
Alex Britti, al Castello Sforzesco, non ha cercato di convincerti di niente. Ha suonato. E questo, nel 2026, è già quasi rivoluzionario!

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