Il Tribunale di Milano condanna il Comune per condotta antisindacale

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Il Comune di Milano è stato condannato per condotta antisindacale dal Tribunale locale. Il motivo? Aver esteso le trattative del contratto integrativo anche alla Cgil Funzione pubblica, nonostante il sindacato non avesse firmato il Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) delle Funzioni Locali. Il giudice ha così accolto in toto il ricorso presentato dalla Cisl-Fp.

Le motivazioni del giudice: niente integrativo per chi non firma il Ccnl

La sentenza definisce un confine netto per le relazioni sindacali. Rifiutare la firma del contratto nazionale ha delle conseguenze precise sul piano legale e contrattuale.

  • La regola della titolarità: Chi decide di non sottoscrivere il Ccnl accetta automaticamente di essere escluso dalle trattative di secondo livello.

  • Il perimetro delle trattative: La contrattazione integrativa spetta esclusivamente alle sigle sindacali che hanno ratificato l’accordo nazionale.

  • La violazione: Coinvolgere la Cgil-Fp nei tavoli integrativi ha costituito, per il Comune, una violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori (condotta antisindacale).

“Questa sentenza ristabilisce un principio fondamentale di certezza delle regole”, commenta Laura Olivi, segretaria generale della Cisl-Fp di Milano Metropoli. “La libertà di non sottoscrivere un contratto nazionale è pienamente legittima, ma non può tradursi nella pretesa di partecipare agli istituti che proprio quel contratto disciplina. Chi non firma il contratto nazionale non può partecipare ai tavoli di discussione della contrattazione integrativa”.

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