Due colpi, tre processi, una verità che nessuno vuole ascoltare

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Il 28 aprile 2021 tre uomini entrano in una gioielleria a Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, per rapinarla. Il proprietario ha una pistola. I tre tentano la fuga verso l’auto. Lui esce dal negozio, li insegue nel parcheggio, spara. Sedici minuti dopo, due rapinatori sono a terra, morti. Un terzo è ferito.

Il 15 luglio 2026 la Cassazione ha chiuso la partita: condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, gioielliere, 72 anni, quattro figlie, otto nipoti. Non è più un’opinione. È una sentenza irrevocabile. Eppure, guardando i titoli di oggi, sembra che non sia finito niente. Perché i fatti sono chiari da cinque anni e l’Italia continua a dividersi come se non lo fossero.

Roggero viene rapinato nel suo negozio. Reagisce, mette in fuga i banditi. Fin qui, quasi tutti concordano. È legittima difesa. Ma tre processi, tre collegi di giudici diversi, Asti, Torino, Roma, dicono la stessa cosa: quando sono partiti i colpi mortali, la rapina era già finita. I rapinatori scappavano, verso l’auto. Roggero è uscito dal negozio e li ha inseguiti nel parcheggio, sparando mentre si allontanavano. Non più difesa, secondo i giudici. Inseguimento. Da una parte, un uomo che ha passato la vita a costruire qualcosa: un negozio di famiglia, quattro figlie cresciute “con onestà e impegno”, parole sue, pronunciate in un video pochi giorni prima della sentenza. Un uomo che dopo il verdetto ha scritto solo: “Mi hanno dato l’ergastolo”. Dall’altra, due uomini che quella mattina sono usciti di casa per commettere un reato, ma che a casa non ci sono più tornati. Giuseppe Mazzarino, 58 anni. Andrea Spinelli, 44. Un terzo, Alessandro Modica, è sopravvissuto e ha scontato la sua pena per la rapina. Anche Mazzarino e Spinelli avevano una vita, prima di quei sedici minuti. Anche loro, qualcuno che li aspettava a casa.

La politica ha scelto in fretta una delle due metà.

Salvini ha chiesto la grazia per Roggero. Vannacci ha parlato di colpa dei rapinatori, come se la responsabilità penale fosse una partita a somma zero. Emanuele Filiberto di Savoia ha espresso “sincero turbamento” per una sentenza definita “distante dal senso comune della giustizia”. I legali delle parti civili, per i familiari di Spinelli, hanno detto che questa vicenda dimostra quanto sia importante non farsi giustizia da soli.

Nessuno, però, ha pronunciato il nome di Mazzarino e Spinelli con la stessa insistenza con cui ha pronunciato quello di Roggero.

Ed è questo che dovrebbe far male.

Non sappiamo se Roggero sia un mostro o una vittima.

La verità, quella più scomoda, è che non è né l’uno né l’altro. Una norma pensata per proteggere chi si difende in casa propria è diventata, nel dibattito pubblico, un referendum permanente su chi merita di vivere quando smette di rappresentare una minaccia.

Perché questo hanno stabilito i giudici, tre volte, con parole quasi identiche: nel momento dello sparo, il pericolo attuale non c’era più.

Restava solo la scelta di un uomo armato, davanti a due uomini che gli voltavano le spalle. Gli avvocati di Roggero parlano già di un possibile ricorso a Strasburgo. La pena, intanto, resta esecutiva: lui stesso ha detto che si costituirà senza aspettare.

Quanti secondi ha un essere umano per decidere dove finisce la paura e dove comincia la vendetta?

Non lo sappiamo.

Quello che sappiamo è che cinque anni dopo nessuno ha mai lasciato davvero quella gioielleria.

Francesca Pierri

1 thought on “Due colpi, tre processi, una verità che nessuno vuole ascoltare

  1. Non voglio augurare a certi giudici che i loro figli, nipoti, persone care,… subiscano le stesse rapine e violenze da quei soggetti che loro giudicano perlopiù come vittime, con leggerezza civica, ecc… minimizzandone i reati commessi arrivando addirittura a girare la frittata.
    Non voglio. Ma se gli accadesse, non mi dispiacerebbe affatto.

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