Milano

Il sindaco smemorato e le quote fantasma: l’amnesia di Beppe Sala colpisce ancora

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Prima le case, ora le aziende. C’è un che di straordinariamente coerente nella tendenza alle “sviste” del sindaco di Milano, Beppe Sala. Dopo essersi dimenticato di dichiarare la villa al mare e lo chalet in montagna, il primo cittadino scopre un nuovo livello di minimalismo burocratico: omettere direttamente le proprie partecipazioni societarie. E non una quota qualunque, ma un pezzetto di una società, la Finalter, finita dritta nei radar della Guardia di Finanza.

Il tempismo, si sa, è tutto. Finita l’avventura di Expo nel 2015, e a soli otto mesi dal trasloco a Palazzo Marino, Sala decide di fondare la Finalter insieme a un vecchio amico: Pietro Galli. Sì, proprio quel Galli che Sala aveva già voluto come direttore vendite a Expo (con lo stipendio più alto dell’evento), dimenticandosi all’epoca di un piccolo dettaglio: una condanna per bancarotta già segnalata dall’Anac. Squadra che vince non si cambia, e memoria che vacilla non si corregge.

La difesa: “Ho controllato le Faq sul sito”

Quando l’inchiesta è rimbalzata sulle pagine del Corriere della sera, Sala ha indossato i panni dell’onestà ferita, dichiarando che in quarant’anni nessuno ha mai dubitato della sua integrità. Per spiegare come mai, una volta eletto sindaco, quella quota del 20% sia rimasta nel cassetto dei segreti, la spiegazione è quasi commovente.

Gli uffici del Comune avrebbero consultato l’Anac. Non con un quesito formale, sia chiaro, ma consultando le Faq sul sito internet dell’anticorruzione, come farebbe un utente qualunque alle prese con il rinnovo del passaporto.

La soluzione per evitare conflitti d’interessi? Il classico “blind trust”, il fondo cieco. Sala ha affidato le quote alla gestione di un terzo, giurando di non aver mai saputo cosa facesse la società né di averci mai guadagnato un euro. Peccato che, a un anno dalla fine del mandato, quelle quote sarebbero tornate comodamente a casa sua. Solo ora, a mezzo stampa, il sindaco promette che metterà nero su bianco con l’amico Galli la rinuncia a ogni futuro beneficio. Promessa verbale, ovviamente.

Quel piccolo, grande mondo degli appalti milanesi

Mentre il trust gestiva “al buio”, la società faceva cose molto concrete. Attraverso questa scatola societaria, Sala si è trovato a essere comproprietario di Engineering, colosso dell’informatica guidato dall’ex ad di Vodafone Aldo Bisio. E indovinate un po’? Negli anni del mandato di Sala, Engineering ha collezionato appalti per ben 15 milioni di euro con il Comune di Milano e le sue controllate di punta, A2a e Metropolitana Milanese.

E per chiudere il cerchio in perfetta armonia milanese, chi c’è a gestire il fondo “cieco” del sindaco? Il notaio Filippo Zabban. Lo stesso professionista che, per pura coincidenza, è anche il notaio di fiducia delle stesse aziende comunali (A2a e MM) che firmavano i contratti con Engineering.

Un groviglio di ruoli talmente fitto che persino la Procura, che stava indagando su tutt’altro, ci è inciampata sopra per caso, regalando al sindaco di Milano l’ennesimo, imbarazzante buco di memoria.

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