C’è futuro per i giovani italiani?

Attualità

È una domanda che oggi molte famiglie si fanno in silenzio, a volte davanti a una cena, a volte osservando un figlio che studia tanto ma non riesce a immaginarsi davvero adulto.

Perché il problema non è più soltanto “trovare un lavoro”: il problema è capire se quel lavoro permetterà un giorno una vita stabile, una casa, dei progetti, una serenità minima.

Eppure, nonostante il pessimismo che spesso respiriamo, il futuro per i giovani italiani esiste ancora, solo che non assomiglia più a quello delle generazioni precedenti.

Per anni in Italia abbiamo pensato che bastasse studiare, laurearsi e aspettare il proprio turno; oggi, invece, il mondo del lavoro corre molto più velocemente: cambiano le professioni, cambiano le competenze richieste, e cambiano persino i luoghi in cui costruirsi una solida carriera.

Secondo dati recenti, quasi l’80% delle aziende italiane dichiara di avere difficoltà a trovare personale qualificato; non perché il lavoro manchi, ma perché spesso manca l’incontro tra ciò che il mercato richiede e ciò che molti ragazzi hanno studiato.

Nel frattempo, però, i giovani italiani continuano a vivere una situazione più fragile rispetto a molti loro coetanei europei; l’Italia, tra i Paesi europei, ha il tasso di occupazione più basso, mentre la disoccupazione giovanile rimane ancora intorno al 20%.

Ma forse il problema non è solo economico, almeno in parte  è anche culturale.

La famiglia italiana è una delle cose più belle che abbiamo; è protezione, presenza, aiuto concreto, e in pochi Paesi esiste un legame così forte tra genitori e figli anche dopo i vent’anni. Questa sorte di protezione, tuttavia,  rende più difficile il distacco: andare via per lavoro, trasferirsi all’estero, o semplicemente cambiare città, viene vissuto quasi come un “piccolo dolore familiare”.

In altri Paesi europei, invece, molti ragazzi crescono con l’idea naturale che spostarsi faccia parte della vita adulta.

Il mondo moderno sembra premiare proprio chi riesce ad adattarsi, a muoversi, a uscire dalle proprie abitudini; non significa rinnegare le proprie radici, significa avere il coraggio di allargare il proprio orizzonte.

Oggi in Italia le aziende cercano soprattutto figure legate alla tecnologia, all’informatica, all’intelligenza artificiale, alla cybersecurity, all’ingegneria, alla sanità, alle energie rinnovabili e alla logistica.  Cresce anche la richiesta di professioni specializzate legate alla sostenibilità ambientale e alla digitalizzazione.

In tutta Europa la situazione è simile, le competenze scientifiche e tecnologiche sono sempre più richieste, così come le professioni sanitarie e quelle collegate alla transizione ecologica.

Ma sarebbe sbagliato dire ai ragazzi che contano soltanto numeri, algoritmi e materie scientifiche!

Le aziende cercano sì competenze tecniche, ma cercano anche persone capaci di comunicare, lavorare in gruppo, adattarsi ai cambiamenti, imparare continuamente.

E forse proprio questa è la parola chiave del futuro: “imparare continuamente”, proprio perchè il lavoro che un ragazzo inizierà oggi potrebbe trasformarsi completamente nel giro di pochi anni.

Anche guardando fuori dall’Europa, il messaggio è chiaro; città come Dubai stanno attirando giovani professionisti da tutto il mondo, soprattutto nei settori della tecnologia, del marketing digitale, della finanza, del lusso e dell’innovazione.

Negli Stati Uniti, e in molte economie asiatiche, continua invece la corsa verso intelligenza artificiale, robotica, biotecnologie e green economy.

Questo non significa che tutti debbano lasciare l’Italia, ma significa  capire che il lavoro ormai è globale, e che conoscere le lingue, fare esperienze internazionali, o avere il coraggio di spostarsi può fare una grande differenza.

Le lauree e i percorsi con maggiori prospettive restano oggi quelli legati a informatica, ingegneria, medicina, data science, cybersecurity, energie rinnovabili ed economia digitale; stanno crescendo molto anche gli ITS tecnologici, percorsi pratici altamente specializzati che spesso garantiscono un rapido ingresso nel mondo del lavoro.

Eppure sarebbe triste pensare che il valore di una persona dipenda soltanto dalla facoltà scelta all’Universitá.

Il mondo, ne sono più che convinta, avrà sempre bisogno anche di sensibilità, cultura, capacità di comprendere gli altri, e soprattutto creatività.

La differenza, probabilmente, la farà chi riuscirà a unire tutto questo a competenze concrete e aggiornate.

Molti giovani oggi non hanno paura del sacrificio, ma hanno paura di impegnarsi per anni senza sapere se tutto questo basterà.

E, sinceramente, è difficile dare loro torto: affitti altissimi, stipendi bassi, precarietà continua e costo della vita sempre più pesante rendono il futuro meno prevedibile rispetto a quello vissuto dai loro genitori.

Eppure, molti ragazzi italiani continuano a studiare, a reinventarsi, a partire, e a provarci.

Forse, a questo punto, il problema non è la mancanza di talento, ma il rischio vero è che qualcuno insegni loro ad avere paura del cambiamento.

Non tutti dovranno andare all’estero, non tutti dovranno lasciare l’Italia, ma quasi tutti dovranno imparare a cambiare, a rimettersi in gioco, e a uscire almeno un po’ dalla propria zona di comfort.

E sarà probabilmente questa la sfida più difficile dei prossimi anni, perchè il futuro dei giovani italiani non è ancora perduto.

Forse sta semplicemente cambiando fo

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