Baby Gang condannato a Milano: i precedenti, la pistola clandestina e le motivazioni della gup

Cronaca

Il trapper Baby Gang, all’anagrafe Zaccaria Mouhib, presenta uno “spiccato profilo di pericolosità”. A scriverlo è la gup di Milano, Chiara Valori, nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 4 marzo ha condannato l’artista a due anni e otto mesi di reclusione per ricettazione e detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa.

Nello spiegare la decisione, la giudice ha evidenziato come tra il 2018 (anno in cui era ancora minorenne) e lo scorso anno, il giovane “annovera svariati precedenti per reati tra cui lesioni personali, rissa, detenzione illegale di arma, resistenza”. Inoltre, viene sottolineato come nel periodo in cui era sottoposto ai domiciliari all’interno di una comunità, il trapper “ha tenuto una condotta consapevolmente e reiteratamente inottemperante alle prescrizioni”.

L’arresto del 2025 e le indagini

La vicenda legata all’arma risale all’11 settembre 2025, giorno in cui Mouhib era stato arrestato dai carabinieri in un albergo di Milano, dove era stato trovato con la semiautomatica nascosta in un porta tovaglioli. La perquisizione era scattata all’interno di una più ampia indagine della procura di Lecco.

A causa di questa stessa inchiesta, Baby Gang è tornato nuovamente in carcere nei mesi scorsi – dove si trova tutt’ora – con l’accusa di aver picchiato l’ex fidanzata. Le indagini a suo carico comprendono anche episodi legati a un kalashnikov, alle violenze sulla compagna, a un viaggio in Iraq e a un pestaggio giustificato dal trapper con la frase “perché non si ruba ai ladri”.

Negate le attenuanti generiche: il trapper ha minimizzato i fatti

Nelle motivazioni del provvedimento, la gup Chiara Valori ha spiegato perché non è stato possibile concedere le attenuanti generiche al condannato. Secondo la giudice, Baby Gang non ha voluto “indicare il canale attraverso il quale si è procurato l’arma” e ha scelto di difendersi “minimizzando i fatti”.

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