Inchiesta San Siro, scontro sul sequestro dei dati di Malangone: “A rischio il 98% dell’archivio”

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Il direttore generale del Comune di Milano, Christian Malangone, contesta i criteri stabiliti dai magistrati nell’ambito dell’indagine sullo stadio, sostenendo che le modalità di analisi porterebbero all’acquisizione di quasi la totalità del suo archivio digitale relativo agli ultimi sette anni. Per questa ragione, il dirigente ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame tramite i suoi legali, opponendosi al sequestro dei propri dispositivi informatici. L’udienza decisiva per valutare l’istanza si è svolta nella giornata di martedì e la sentenza è attesa a breve.

La difesa di Malangone, iscritto nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio per l’alienazione di San Siro e delle aree limitrofe ai club Inter e Milan, punta l’indice contro l’eccessivo numero di parole chiave selezionate dalla procura. Secondo l’avvocato Domenico Aiello, le oltre 140 espressioni scelte per filtrare i dati annullerebbero di fatto ogni perimetro di ricerca, trasformando l’operazione in un sequestro indiscriminato e onnicomprensivo che solo formalmente rispetta i criteri di selezione previsti dalla legge.

Nel tentativo di circoscrivere l’analisi ai soli fatti pertinenti, i legali hanno presentato una controproposta tecnica evidenziando come la semplice ricerca dell’indirizzo mail o delle generalità dell’indagato finirebbe per catturare il 97% delle comunicazioni, rendendo i restanti parametri del tutto ridondanti. Malangone si è detto pronto a collaborare consegnando tre cartelle specifiche contenenti esclusivamente la documentazione sulle trattative con le società calcistiche e i relativi contratti. La difesa sottolinea inoltre che, limitando l’arco temporale della ricerca a un solo anno, si rinuncerebbe a circa 400 messaggi potenzialmente utili ma si eviterebbe l’acquisizione indebita di oltre 380mila messaggi totalmente estranei all’inchiesta.

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