Lambretta

Lambretta: gli amichevoli “brigatisti” di quartiere

Milano

Ogni tanto fuori dal Lambretta compaiono nuove sigle, murales, provocazioni varie e assortite. L’ultima, in ordine cronologico, è l’apparizione della targa “Brigate Lena Modotti”. Le “Brigate di Quartiere”. Che è sta roba? Apparentemente la divisione casinista del movimento, quella che fa le serate. Sabato 14 marzo, a tenere svegli i cittadini dei civici 13-45 di via Rizzoli, ad esempio, c’era la Resistenza Sonora. Cos’è? A sentire chi ci vive, nel quartiere, una colossale rottura di maroni. Ma, ehi, la Lena Modotti non si fa certo intimidire da dei poveri anziani che vorrebbero dormire. Loro resistono. Sonoramente, in apparenza.

Le domande interessanti, però, sono altre. La prima, senza dubbio, è: ma resistono a chi? Allo Stato che si sta platealmente girando dall’altra parte? Al Comune che, altrettanto platealmente, si sta facendo prendere in giro? In quei locali ci dovrebbe essere solo e soltanto Mutuo Soccorso APS. Sono stato minacciato di querela, all’inizio, per avere anche solo ipotizzato che ci fosse il Lambretta. Ora persino la giunta di Municipio riconosce che in Rizzoli 13/a ci sono loro. Ma a chi importa? A Milano, con l’atavica fame di spazi che c’è, dovrebbe importare al Comune. Che se ne frega, perché, in fondo, a tutti va bene così. Tutti salvo i residenti, i contribuenti e le altre associazioni.

La seconda domanda è: chi è sta gente? Per fortuna la risposta è semplice: sono sempre loro. Il Lambretta, ogni tanto, si sveglia e si identifica con altre associazioni. Nelle ex case dell’Umanitaria è, per davvero, Mutuo Soccorso APS. In Rizzoli è il Lambretta. Poi, se serve, diventano i vostri amichevoli brigatisti di quartiere. Oh, brigate Modotti, sia chiaro. Sì, certo, rossi sono rossi. E loro si definiscono brigatisti. Ma non confondiamo cose molto diverse. Non siamo mica il PD, noi non facciamo di tutta l’erba un fascio.

Noi, che siamo gente seria e orientata a soluzioni pratiche, crediamo nell’ecologia. Per questo ho proposto, giovedì 12 marzo, un’opera di ecologia radicale. Decementificare il Lambretta. Abbattendolo. Poi al posto possiamo farci il giardino Lena Modotti. Nessuna obiezione. Purtroppo la mia proposta è stata respinta. La maggioranza dice che potrei chiedere che quello spazio sia assegnato a qualcun altro.

La sinistra le dice queste cose. Perché, di fondo, manco si ricorda come siamo giunti a questo disastro. Non ricordano che i brigatisti mutualmente soccorrevoli sono arrivati là proprio perché quel luogo NON POTEVA ESSERE DATO AD ALTRI PERCHE’ NESSUNO LO AVREBBE VOLUTO. Ma non ne faccio una colpa a chi mi ha accusato di sprecare beni comunali. È una fesseria così grossa che ricordarla è impossibile. Senza morire dal ridere almeno.

Io comunque insisto: al posto del Lambretta ci vedrei bene mille papaveri rossi. Dopotutto di fossi in zona ce ne sono parecchi. Sarebbe una bella prova di ecologismo. E pazienza per i brigatisti di quartiere. Faranno i rave da qualche altra parte. Magari senza che i muri glieli sovvenzioniamo tutti.

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