Muore il settimo clochard straniero
Da un po’ di tempo il buonismo di sinistra enfatizzato nelle piazze al grido “Senza Muri” non si vede e quindi addio provvisoriamente alla sciarpa rossa della Boldrini, simbolo di lotta per un’accoglienza senza se e senza ma degli immigrati anche irregolari, voluta, a Milano, da Sala. E va bene così, senza distinzioni, senza controlli, senza la proposta di soluzioni accessibili per chi ha o non ha diritto a fermarsi.
Caduto il muro dell’accoglienza con l’accettazione in toto di chi arriva, si è alzato, a mio giudizio, un muro tra gli immigrati stessi che immessi in una società con gravi disuguaglianze sociali, con difficoltà quotidiane, scelgono l’illegalità, emarginati, o la rinuncia.
D’altronde, senza voler giustificare gli spacciatori che a volte arrivano già “raccomandati”, i rapinatori, i violenti che hanno “sublimato” la rabbia d’abbandono, la città ha offerto ben poco, neppure la casa, negata spesso anche ai milanesi. E allora chi non si adegua, finisce in strada, con la solitudine della disperazione, un birillo senza nome.
Così nel tardo pomeriggio di giovedì, il corpo senza vita di un uomo di 43 anni è stato rinvenuto in via Pecetta, sotto il cavalcavia Adriano Bacula, in zona Ghisolfa. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato e i sanitari del 118, i quali però non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Dai primi rilievi è emerso che l’uomo era morto già da diversi giorni, dato l’avanzato stato di decomposizione del cadavere.
Una scia di tragedie senza sosta
Questa vicenda si aggiunge a un elenco drammatico che conta ormai sette vittime tra i clochard milanesi dall’inizio dell’anno. Solo ventiquattro ore prima del ritrovamento alla Ghisolfa, mercoledì 4 febbraio, un altro corpo era stato scoperto in via Dell’Aprica, nel quartiere Farini.
Ancora prima, martedì 3 febbraio, un uomo di circa 60 anni era stato trovato senza vita in viale Cassala; il decesso era avvenuto durante la notte nel giaciglio di fortuna che aveva allestito nei pressi di un supermercato.

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano