Pace

L’insegnamento di Einaudi per chi vuole la pace

Attualità
Un filo sottile separa la pace dalla guerra. Eppure, le opinioni pubbliche europee assistono impassibili alla devastazione russa in Ucraina, con la complicità di alcuni media che veicolano informazioni false.

Come la notizia fatta circolare anche in Italia del ritiro dei soldati ucraini dalla città di Pokrovsk, che non è ancora sotto il controllo dell’aggressore. Malgrado il dramma di migliaia di bambini ucraini uccisi e rapiti si consumi nel torpore morale dei social, la posizione italiana è di rimanere “saldamente accanto a Kiev”, seguendo senza esitazioni la linea della totale vicinanza al popolo ucraino. L’Ucraina rappresenta l’ultimo avamposto; le Repubbliche baltiche e la Polonia temono di essere il prossimo bersaglio di Mosca.

Il conflitto si muove su più coordinate, accanto alla “crudele prepotenza delle armi”, il condizionamento sui social e gli attacchi cibernetici giocano un ruolo tutt’altro che marginale.

Così, il governo tedesco si è trovato costretto a convocare l’ambasciatore russo per provare a frenare la continua campagna di fake news sui temi di politica interna e gli attacchi hacker alla sicurezza aerea. In questo orizzonte di preoccupante incertezza, l’Unione Europea va protetta da chi si opera per demolirla. Proprio l’Unione, ricorda il Presidente Mattarella, è “una delle più riuscite esperienze di pace tra i popoli” che, in quasi settant’anni di storia, ha consentito ai suoi cittadini di vivere nel benessere e nella concretezza dei diritti e della libertà dopo le spaventose guerre del Novecento. Occorre un sussulto di sentimento pubblico per scongiurare azioni rivolte contro il campo occidentale, che vorrebbero “allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni”.

Il 4 aprile 1948, Luigi Einaudi, che da lì a qualche giorno, sarebbe diventato il primo Presidente della Repubblica ad essere eletto dal Parlamento, rilasciava un’intervista profetica al Corriere della Sera, dal titolo “Chi vuole la pace?”.
Luigi Einaudi

L’illustre economista, con straordinaria capacità anticipatrice, affermava che per ottenere la pace “unica guida sono l’esperienza storica ed il ragionamento”. Chi vuole la pace deve volere la federazione degli Stati, la creazione di un potere superiore a quello dei singoli stati sovrani. Tuttavia, avvertiva lo statista liberale, il progetto federativo stride con il dogma del sovranismo assoluto e impenetrabile. Alcune Nazioni utilizzano quel dogma “come strumento affilatissimo di conquista e di supremazia”. La sovranità senza limiti pretende ottusamente che tratti estesi di territori non rimangano interclusi da stati stranieri e separati dal mare calmo e navigabile in ogni stagione. Ma l’ossessione del sovranismo non è soltanto politica e militare ma possiede forti implicazioni di tipo economico. Lo Stato isolato e sovrano, bastevole a sé stesso, è una funzione dell’immaginazione.

In realtà – prosegue Einaudi – i popoli sono gli uni dagli altri dipendenti e non sono sovrani assoluti ed arbitri delle proprie sorti.

Il motto dell’idea nazionale “noi apparteniamo a noi stessi”, va accompagnato con l’idea della comunanza delle Nazioni: “noi apparteniamo anche agli altri”. L’insegnamento di Einaudi, voce autorevole in Assemblea costituente, ha contribuito alla elaborazione della norma sulle “limitazioni necessarie di sovranità” per promuovere “le organizzazioni internazionali che assicurino la pace e la giustizia fra le Nazioni”. I conflitti mondiali conseguenti all’estremizzazione del concetto di sovranità portarono i Costituenti a rendere ben chiaro nel Testo il principio di apertura verso l’esterno del nostro ordinamento. L’art. 11, pensato originariamente per legittimare l’adesione dell’Italia all’Onu, è divenuto il fondamento della partecipazione italiana all’Unione europea.

Nel 1950, lo stesso Einaudi, consiglia al governo guidato da Alcide De Gasperi, di aderire al Piano Schuman, l’allora ministro degli esteri francese, che pronunciò il primo discorso ufficiale sull’Europa, intesa come unione economica e in previsione come unione politica e di protezione. Adesso, nel contesto attuale, in cui le relazioni transatlantiche sembrano vacillare, specialmente dopo l’allontanamento americano, prende forma la “coalizione dei volenterosi”. Bisogna ripensare una strategia di sicurezza che rafforzi la risposta europea con una difesa comune. Nella consapevolezza che l’Unione Europea debba svolgere un ruolo da protagonista per far prevalere il rispetto del diritto internazionale e del consenso nelle relazioni geopolitiche. Così da respingere, per dirla con il Capo dello Stato, “l’aberrante intendimento di infrangere il principio del rifiuto di ridefinire con la forza gli equilibri e i confini in Europa”. (INTERRIS)

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