Dalle guglie della Galleria fino al prato di San Siro, c’è una Milano segreta che cammina felpata sui tetti. È la città dei piccoli randagi, un popolo di anime libere che oggi
conta circa 20.000 gatti che vivono in libertà. Se nel 2016 le comunità feline erano 600, oggi la rete si è estesa a quasi 1.400 colonie ufficiali censite dal Comune e dall’ATS. Se pensavate che i gatti di strada fossero un romantico ricordo della Parigi degli Aristogatti, rimarrete sorpresi: persino sopra le storiche volte della Galleria Vittorio Emanuele vive da sempre una piccola famiglia di circa dieci micini, coccolati e nutriti con amore dai ristoranti del centro. Queste oasi di fusa si trovano ovunque: nei condomini, tra i fiori dei parchi, negli ospedali, nelle scuole e persino nelle aree dimesse delle periferie. Sono piccoli regni che vanno da un solo micio solitario fino a comunità di decine di esemplari. Per legge, nessuno può allontanarli: al gatto è riconosciuto il “diritto al territorio” e può essere spostato dalla sua colonia solo se ferito o malato, per essere curato e protetto. Ma anche per animali così indipendenti, la vita in una metropoli può essere dura. Se riescono a farcela, è grazie a un meraviglioso esercito di oltre 1.200 volontari e tutor riconosciuti. Sono persone dal cuore d’oro che, tra il lavoro e la famiglia, nonostante l’età (molte hanno superato gli 80 anni) e le intemperie, trovano ogni giorno la forza di piegarsi per offrire una carezza e una ciotola di cibo a chi, senza quell’amore, non potrebbe sopravvivere.
«È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio», diceva Einstein. E chi si occupa dei mici lo sa bene, avendo combattuto per secoli contro scherni e maldicenze. Oggi, però, la città lotta al loro fianco: il riconoscimento ufficiale tramite un tesserino di tutor permette a queste persone di nutrire i piccoli amici senza subire l’ostilità di chi vorrebbe vederli abbandonati a se stessi. Le istituzioni vigilano affinché, anche nei condomini, nessuno possa impedire di sfamare gli animali, poiché la normativa nazionale protegge il loro benessere. Inoltre, la città interviene con la distribuzione di cibo e collabora con i servizi sanitari per le sterilizzazioni, l’unico modo efficace per contenere il randagismo con amore e responsabilità. Dietro ogni colonia c’è una storia di riscatto. C’è chi racconta di aver iniziato per caso, scoprendo improvvisamente che i gatti erano lì, nelle strade, da sempre, e che avevano solo bisogno di essere “visti”. Altri ricordano come tutto sia nato portando una ciotolina una volta sola, per poi ritrovarsi a farlo per tutta la vita. Perché i gatti sono indipendenti, sì, ma non del tutto autonomi: hanno bisogno del nostro sguardo gentile. Forse un giorno, grazie all’impegno di tutti, le colonie diminuiranno perché ogni micio avrà una casa, ma speriamo che non svanisca mai il cuore grande dei volontari. E che sui tetti della Galleria resti sempre l’ombra di un gatto: perché anche se non lo vedi, sapere che è lì rende Milano una città molto più bella.

Geometra per lavoro.
Fotografo per passione.
Rubrica “Zampe di Velluto” per amore.
Contento di trovare amore per i randagi anche a Milano. A prima vista non ci credevo, in 8 mesi qui ho visto solo un gatto alle rovine del Palazzo imperiale (zona s. Ambrogio).