Centrodestra

Cinque lezioni per il centrodestra dalle elezioni anglo-francesi

Attualità

In queste ore si capisce davvero perché alla sinistra piacerebbe un centrodestra europeo: per poter vincere meglio. Purtroppo se ne trovano uno italiano e gli tocca continuare nella loro specialità: perdere. Dalle sconfitte altrui, però, si può e si deve imparare. Queste, dunque, le lezioni che la coalizione di governo può apprendere da quanto successo negli ultimi quindici giorni:

  1. Perdere se stessi è il primo passo per perdere l’elettorato. Alla fine i Conservatori Inglesi non li avrebbe votati nemmeno Margarth Thatcher. Dopo 14 anni di successi, la confusione regnava suprema. Gli serviva un congresso chiarificatore, ma Sunak ha preferito le elezioni. E là, pur con molti più voti di quanto pensato dai sondaggisti, hanno preso una sonora batosta. Da Cameron, un liberal con posizioni sui valori molto vicine a quelle da qualcuno auspicate per FI, fino a Liz Truss, un remake della Iron Lady fuori tempo massimo, si è visto di tutto. Compreso un Johnson genio e sregolatezza. Ma è mancata l’identità. Da qui la scissione del Reform Party, che ha fatto perdere il centrodestra Inglese. Lezione da imparare: l’Identità è un capitale importante.

  2. Perdere i possibili alleati è un lusso che non ci si può permettere sempre. D’altra parte troppa identità nuoce quanto e forse più che troppo poca. In Francia il RN ha perso anche perché non è riuscito ad allearsi con i neo-gollisti. Pagando la sindrome del favorito e quello del capocordata. Che finisce in fondo al burrone senza colpa, solo perché non c’è nessuno a tenerlo su. Insomma, Bardella ce l’ha anche messa tutta, ma da soli non si va da nessuna parte. Speriamo che da capogruppo de I Patrioti possa trovare il tempo di spiegarlo a Salvini.

  3. Abbiamo un problema con gli uninominali. Sapete cosa unisce le elezioni comunali, quelle politiche Inglesi e Francesi? Sono tutte forme di uninominale. E in tutte il centrodestra ha un problema. Non credo sia un caso. Italiani e Francesi ce l’hanno da sempre, in effetti. Il fatto è che è troppo facile per gli altri coalizzarsi e noi fatichiamo a portare alle urne i nostri. Forse è il caso di lavorarci sopra, invece di proporre cambi improbabili di sistema elettorale.

  4. All’elettorato non piacciono estremisti e confusionari. Non piacciono soprattutto gli estremisti confusionari. Gli estremisti con un piano, vedasi Melenchon, ottengono invece un lascia passare, se dall’altra parte si percepisce qualcosa di alieno. E il RN ha avuto precisamente questo problema: in una Francia ormai extraeuropea ha provato a riportare in auge qualcosa che spaventa più o meno tutti, pur se per motivi diversi. In definitiva, senza un centro forte e pragmatico il centrodestra perde. Nettamente.

  5. Le sconfitte fanno bene, nonostante il dolore. Se si ha il coraggio di prenderli come momenti rigenerativi, le sconfitte tonificano. E aiutano a riprendere il percorso. Anche perché l’elettorato dovrà convivere per cinque anni con le conseguenze delle proprie scelte. Stramer ha promesso molto, moltissimo. Melenchon è scatenato. Ci vediamo alla fine della via. La lezione forse più importante è questa: non farsi abbattere.

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