I sentimenti smarriti nel tempo, a Milano

Le storie di Nene Vecchia Milano

Vorrei ricomprare i sentimenti smarriti, così, tanto per fermare il tempo, così, tanto per tornare a sognare. E allora immagino di essere un clown che sa parlare ai cuori bambini, che sa ridersi addosso, con gli occhi velati dal pianto. Ma l’ufficio sentimenti smarriti non c’è. E non ci sono cerotti per sanare i graffi dell’anima. E non ci sono parole che possano sostituire la fatica condivisa, la speranza. Parole vuote, oggi. Parole dimenticate, come i fiori appassiti, senza colore. E teorizzare che altre priorità la vita attuale impone è dimenticare la propria dimensione più umana, la propria sensibilità. E’ attraversare il tempo nella difesa ossessiva di se stessi, delle poche o tante cose che possediamo, è inaridire i gesti, è circoscrivere i desideri.

Ma vorrei tanto poter ricomprare la leggerezza del vivere, quando, la sera, l’aria cantava nelle strade senza paura e gli incontri profumavano di verità e “dialogo interculturale” significava sorridere per certi dialetti cantilenanti che ricordavano il sud. E non c’era l’obbligo del vestito griffato per dimostrare l’appartenenza a uno stato sociale. E mangiare una cassoeula in compagnia, nel trani sotto casa era una voglia d’allegria. E mia madre portava una scodella di minestra con il brodo vero alla vicina di casa ammalata. E nel cortile si cantava, a primavera, con il vento che prometteva il caldo dell’estate. La povertà del dopoguerra ci rendeva uguali, con le stesse fatiche, le stesse speranze.

Milano e le ombre dell’emarginazione, una città divisa a metà, centro e periferia, ricchi e poveri, aventi diritto e abbandonati. Una scissione sempre più evidente, dopo anni di rivendicazioni per l’uguaglianza e per i diritti. Milano e la criminalità che soffoca, che annienta. Con l’illegalità diffusa per un’Amministrazione miope e ideologicamente ottusa. Milano e la paura che paralizza soprattutto le periferie, che stimola l’egoismo e la diffidenza come autodifesa. Milano e la violenza incontrollabile che detta ragioni irrazionali da cui nessuno ci difende. Per un controllo del territorio inesistente, per l’indifferenza di chi governa la città.

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