L’errore di Calenda

Economia e Politica
Questa analisi sull’amico del giaguaro è stata sviluppata quando ancora appariva improbabile un accordo col PD. Le capacità mercuriali del nostro hanno ribaltato tutto in 24 ore, cosa che rende il tutto ancora più oggettivamente un caso impressionante di come l’ego di un politico piccolo piccolo possa rovinare una buona idea.
Per la prima volta in trent’anni la distanza tra i due poli è diventata così profonda da creare uno spazio per il centro. Sempre per la prima volta in un decennio, una forza autenticamente liberale poteva occupare quello spazio. E Calenda era là, pronto. Onore a lui.
Solo che. Solo che quello spazio era abbastanza grande per un partito alla Ciudadanos (ma non alla En Marche di Macron), ma non per il suo ego. Questo lo ha portato prima a fare il vuoto attorno a sé (si veda la faida con Renzi basata sull’eterna gara a chi ce l’ha più grande. L’ego). Poi, resosi conto che così nel breve termine non andava da nessuna parte, invece di giocare la lunga partita, ha deciso di chiudere un accordo con Letta. O aveva deciso. Adesso pare che abbia cambiato di nuovo idea. Ha ancora 24 ore per un’ultima giravolta.
Fermiamoci un attimo. Ad oggi non c’è alcun accordo, né alcun veto su un accordo. Non è un caso. Per fare un accordo, si deve trattare. E nessuno tratta con l’ego di Calenda. Quindi se accordo ci sarà, sarà qualcosa di dadaista, tipo l’idea che Azione corre col PD non con un programma comune, non con una idea comune di premier, non con una visione condivisa, ma solo per far perdere Giorgia Meloni.
Squalificando, per sempre, l’idea di un centro liberale serio ed equidistante. Rendendo, peraltro, ridicolo il passaggio di Carfagna e Gelmini che si troveranno a fare da reggicoda all’ego del Parlamentare Europeo. Il che, anche stando alle loro ricostruzioni, era precisamente quello che non intendevano più fare.
Io capisco la repulsione per gli amici di Putin e farei funzionare più alacremente i tribunali militari, ma vale davvero la pena passare da Berlusconi a Calenda, per finire sotto Letta che al mercato mio padre comprò? E soprattutto, se loro sono state obbligate dalle circostanze, quanti elettori che questo obbligo non ce l’hanno le seguiranno davvero?
In tutto questo, Calenda fra cinque anni poteva essere il nuovo astro nascente, ma resterà ancorato alla sua nicchia dal peso di un ego che non lascia spazio a voli di fantasia e a irresistibili ascese. E questo vale che si allei o meno con il Letta di turno.

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