Il PD discute sulle candidature: quasi certo un sì per Maran

Milano

Nel PD si discute, si valutano le opportunità, ma pare praticamente certo che Maran sarà candidato nelle prossime elezioni politiche e con tutto l’”operato” prima con Pisapia e poi con Sala, forse si potrà dire “uno di meno”.

E non è solo un rumor perché Libero relaziona puntualmente ciò che succede.

“C’è, infatti, una lettera, firmata dai consiglieri comunali e dagli assessori dem di Palazzo Marino, e inviata alla segreteria metropolitana e al segretario regionale del partito democratico, per chiedere che «almeno questa volta, finalmente, una o un esponente del Pd al Comune possa rappresentarci a Roma». Diciamocelo subito: quel che segue sono tutti retroscena. Voci di corridoio, mezze soffiate. Per due motivi. Il primo è che l’elenco dei candidati va depositato, in corte d’appello, il 22 agosto: quindi c’è ancora un mese di tempo. E il secondo è che, alle prese con questo genere di tiremmolla, mica c’è solo il Pd. Ci sono anche tutti gli altri.

Epperò qualche frizione, in casa dei democratici, si sente già. Tanto per cominciare la lettera degli attuali inquilini di piazza Scala parla chiaro: se ne facciano una ragione a Roma, Milano vuole esserci. E non per modo di dire. Nel senso che non basta la candidatura ufficiale di qualche esponente che abbia solo la carta d’identità rilasciata dagli uffici di via Larga, serve qualcuno che rappresenti per davvero la giunta dem che ha vinto in città con Pisapia (prima) e con Sala (dopo). Non ne fanno una questione di persone, spergiura chi l’ha redatta, ma di riconoscimenti. Tuttavia un nome serpeggia già, e non è top-secret: quello di Pierfrancesco Maran. L’uomo record del Pd (più di 9mila preferenze collezionate alle scorse amministrative: nessuno, in Italia, ha fatto meglio di lui), assessore alla Casa dopo un mandato all’Urbanistica, milanese di nascita, di studi e di famiglia, una carriera politica che nasce al Municipio 3 addirittura prima che prendesse la maturità e che si concluderà (sperano i suoi) con uno scranno a Montecitorio. Hai visto mai. Tutti confermano (la lettera è pubblica), ma nessuno si spinge oltre. Dentro il Pd suonano due campane: da un lato chi mugugna «è incredibile che non si sia pensato a qualcuno che ha contribuito al successo di questa ottima stagione politica in città» e dall’ altro chi si dice sorpreso perchè proprio non se l’aspettava e, invece, ha scoperto il “malcontento” spulciando le pagine di qualche giornale on-line.

Nel mezzo c’è il ragionamento che vale per qualsiasi formazione politica punti al voto del 25 settembre: i posti sono pochi (perché il taglio dei parlamentari li ha praticamente dimezzati e perchè, mano a mano che ci si avvicinerà alla scadenza elettorale, con gli accordi, toccherà garantire i collegi anche a chi è in coalizione), il calendario stringe e un conto sono i desiderata e un altro le decisioni effettive. Maran avvisato, mezzo salvato. Non solo lui, però. Perchè un secondo in bilico (sembrerebbe, sono i soliti boatos) è Emanuele Fiano. Politico di vecchio corso (e proprio questa il “problema”), nato a Milano nel 1963 e qui sempre eletto. Se venisse ricandidato (e riconfermato dalle urne) sarebbe al suo 16esimo anno da parlamentare. Tuttavia nel Pd vale la regola dei tre mandati, che Fiano avrebbe già raggiunto. E allora una deroga (possibile)? o una rinuncia? Vai a sapere, è troppo presto per avere certezze. L’unica cosa sicura è che, su Fiano, sussiste solo una questione “procedurale”. Ma quando in ballo c’è l’esigenza di formare la squadra per le politiche, in un partito, valgono anche quelle, le questioni “procedurali”. E tutto legittimo (sia che venga avanzata la candidatura di Maran sia che si discuta dell’eventuale esclusione, se così sarà, di Fiano). Staremo a vedere. Però nessuno dica che il Pd è un monolite granitico. Le discussioni (e le valutazioni) sono in corso.”

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