In Piazza Castello annegata la Storia con una colata di cemento

Milano

Il piano: per piazza Castello e via Beltrami si parla di un progetto di riqualificazione da 5,2 milioni di euro, nell’ambito del Piano Quartieri. I lavori, partiti in ritardo il 7 luglio del 2021, da cronoprogramma dovranno concludersi entro novembre di quest’anno. II primo lotto è partito, mentre per il secondo (rifacimento di largo Cairoli e alcune vie intorno a Foro Bonaparte) bisognerà aspettare. Il piatto forte del restyling della piazza, manco a dirlo, è il verde: 184 nuove piante, quasi tutti aceri, dovranno creare un triplo filare alberato. Anche a discapito dell’archeologia.

Su Libero un’analisi della situazione con la sensibilità dello storico: “Una colata di cemento con decine di pali a forma di missile sistemati in fila uno dietro l’altro. Le vestigia architettoniche della Milano medievale e rinascimentale soffocano sottoterra. Venute alla luce durante i lavori per la riqualificazione (si fa per dire) di piazza Castello, sotto i colpi delle ruspe che scavavano le fosse per le nuove piantumazioni di alberi, ora sono state ricoperte così. Basta un esempio: un pozzetto d’areazione di una casamatta sottostante, alto tre metri, e stato prima rasato e poi coperto con una piastra metallica. Lo scempio è servito. «Abbiamo parlato con la Soprintendenza. Due ore di rassicurazioni sulla salvaguardia della cimata della Fortezza Reale, con tanto di promesse su una collaborazione per mettere sotto la tutela dell’Unesco il Castello, l’intera piazza e le sottostanti opere, e questi sono i risultati. Direi proprio che non ci siamo», commenta arrabbiato, a Libero, Gianluca Padovan, presidente dell’associazione Scam (Speleologia cavità artificiali Milano). E aggiunge «Per ora hanno annegato nel cemento solo i primi venti metri dell’anello attorno al Castello, poi lo completeranno. E così che si depaupera il nostro  patrimonio artistico, storico, architettonico e monumentale?», si chiede il presidente degli speleologi milanesi. Dopo le polemiche iniziali, ora l’approccio è leggermente cambiato. Non si procede più scavando le fosse direttamente sulle murature ma mettendoci mezzo metro di terra sopra prima di piantumare. II problema però rimane: dove andranno a finire le radici degli alberi? La crescita porterà inevitabilmente con sè seri rischi di crolli delle opere sottostanti. Lo stesso sta avvenendo lungo le mura spagnole, da Porta Romana alia Darsena, fino a San Vittore. Padovan proprio non se ne capacita: «C’e qualcosa di molto strano in tutto ciò. Con tutti gli spazi verdi che sono stati privati di migliaia di alberi negli ultimi anni perché non si vanno a fare compensazioni negli stessi luoghi anzichè piantumare sulle murature?».

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