Un popolo di 50 mila “invisibili”: storia di un clochard dichiarato morto

Cronaca

I clochard sono un “esercito” invisibile di 50 mila persone. In pandemia i più fragili hanno sofferto maggiormente i contraccolpi sociali dell’emergenza sanitaria. E’ per gli ultimi delle aree metropolitane che Paolo Botti ha creato 25 anni l’associazione Amici di Lazzaro (www.amicidilazzaro.it) a sostegno dei senza fissa dimora. Le dimensioni sono quelle di un capoluogo di provincia (50.724 senza tetto secondo i dati Istat). Ma i contorni reali del fenomeno sono ancora più preoccupanti. Le rilevazioni, infatti, si basano sugli homeless che hanno utilizzato servizi di mensa o di accoglienza notturna. E quindi non tengono in considerazione una cospicua fetta di “invisibili”. Spiegano i volontari: “È povertà. È disperazione. È degrado. Ed è rischio. È il segno di città italiane che sentono la crisi e con minori margini di sicurezza”.

Identikit dei clochard

I senza fissa dimora sono nell’85% dei casi di sesso maschile. E con un’età media di 44 anni; il 58% di loro è straniero e vivono prevalentemente al Nord (56%). Solo il 28% ha un lavoro e il livello di istruzione è generalmente basso. Con appena un terzo che possiede il diploma di scuola media superiore. E’ in aumento il numero dei clochard di nazionalità italiana. Per l’Istat sono 21.259, mentre nel 2011 erano 19.325. 7 su 10 prima di ridursi a vivere per strada disponevano di una casa. Una situazione da cui diventa sempre più difficile emergere. E infatti rispetto al 2011 aumenta la quota di chi è senzatetto da più di 2 anni (dal 27,4% al 41%) e da più di 4 (dal 16% al 21%). Un quadro desolante che vede coinvolte tutte le grandi città italiane. Milano e Roma accolgono il 38,9% delle persone senza dimora. Il capoluogo lombardo ne ospita più di tutti, 12.004 (in calo rispetto al 2011). Seguito dalla capitale con 7.700. Poi Palermo (2.887). Firenze (1.992). Torino (1.729). Napoli (1.559). Bologna (1.032). A Napoli si è registrato l’aumento più consistente. Tenendo conto che nel 2011 le persone senzatetto erano 909.

Cause

La perdita del lavoro e la separazione dal coniuge o dai figli sono gli eventi più rilevanti di un percorso che porta alla condizione di senza dimora. I senzatetto vivono in maggioranza da soli. Ma il 66,7% ha contatti con i familiari (nel 2011 erano il 70%). La crescita dell’emarginazione è certificato dalla quota di clochard che non ha più nessun tipo di rapporto con la famiglia. Sono il 33,3% (erano il 29,7% nel 2011). Le donne rappresentano il 14,3% dei senza dimora. Ma vivono più spesso da sole in confronto al passato. Una situazione che le espone ad una maggiore insicurezza rispetto ai maschi. Con rischi concreti di subire violenze. O di essere schiavizzate dal racket della prostituzione coatta. Il 28% dichiara di lavorare almeno 15 giorni al mese. Guadagnando circa 329 euro. Più degli uomini che ne guadagnano in media 315.

Disabilità

In generale i senzatetto fanno sempre più ricorso alle unità di strada. Ai centri di ascolto. E ai servizi che distribuiscono farmaci. Il 14% dei clochard è classificato come Pdi (persone con difficoltà ad interagire). Quota in aumento a causa della maggior presenza di soggetti con un conoscenza ridotta della lingua italiana. Ma il 70% delle Pdi è affetta da disabilità. Disturbi mentali. O dipendenze. Significativo rispetto al 2011 il calo tra i senzatetto stranieri di chi fa ricorso ai servizi per l’impiego (dal 45,2% al 39,4%). Ciò significa una rinuncia all’integrazione e alla possibilità di rientrare nella società italiana. Tra gli stranieri 13,3% non ha nessun titolo di studio (erano l’11% cinque anni fa). Percorso opposto per gli italiani. La percentuale dei clochard più istruiti è passata dal 23,1% al 26,9%.

In vita

Una storia particolarmente drammatica è esemplare di questa condizione di emarginazione. Era stata dichiarata la sua morte presunta. Ma è vivo. Dopo 10 anni si scopre che è un clochard ricoverato in ospedale. E’ tornato “in vita” un 61enne nato a Marsala, Vincenzo B. La sua morte presunta era stata dichiarata nel maggio 2011 dal Tribunale di Trento. A seguito della richiesta di un fratello. Quest’ultimo, affermando di non aver più notizie del congiunto dal 1977, aveva chiesto e ottenuto la dichiarazione di “morte presunta”. L’atto, però, è stato revocato dal Tribunale di La Spezia.

Senza documenti

Il 26 giugno 2020, infatti, un clochard si presentò al Pronto soccorso dell’ospedale Sant’Andrea della città ligure per un malore. Aveva i vestiti sgualciti e la barba lunga. Era confuso e non aveva documenti. Però fornì senza incertezze i suoi dati anagrafici. Ciò nonostante non fu possibile rintracciare familiari. Fu, quindi, chiesto l’intervento del giudice tutelare per la nomina di un amministratore di sostegno. Così dalle banche-dati degli uffici giudiziari venne fuori che il Tribunale di Trento ne aveva dichiarato la morte nove anni prima. Il fratello aveva detto di aver perso ogni contatto con lui fin dall’adolescenza. Dopo la frequentazione di un istituto alberghiero nel Trentino. E’ stato possibile determinare con certezza l’identità del clochard tuttora ricoverato in ospedale a Levanto. In provincia della Spezia. E’ stato effettuato il confronto delle sue impronte digitali con quelle che dieci anni fa gli avevano rilevato i carabinieri di Prato. (InTerris)

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