Ci sono giorni in cui sembra che la felicità debba necessariamente arrivare in grande stile: una promozione sul lavoro, una vincita inaspettata, un viaggio da sogno, un amore che ci travolge come nei film.
Eppure, se ci fermiamo un attimo a pensare, molte delle sensazioni che rendono davvero piacevole una giornata nascono da tutt’altro, nascono dalle piccole cose.
Dal profumo del caffè che invade la cucina al mattino, quando la casa è ancora silenziosa e il mondo sembra concederci qualche minuto di tregua prima della corsa quotidiana (il caffè per voi, io purtroppo non posso più berlo, quindi vado di orzo 😉).
Dal primo raggio di sole che entra dalla finestra dopo giorni di pioggia, dal gatto che si accoccola sulle nostre gambe, dal cane che ci accoglie come se fossimo stati via per mesi, anche se siamo usciti soltanto per fare la spesa.
Sono momenti semplici, quasi banali oserei dire, forse è proprio per questo che spesso non li vediamo.
Viviamo in una società che ci spinge continuamente verso il prossimo obiettivo: fare di più, ottenere di più, correre di più, come se la felicità fosse sempre nascosta dietro l’angolo successivo.
Nel frattempo, però, rischiamo di perdere quello che abbiamo già davanti agli occhi; per esempio, una passeggiata senza una meta precisa, non per fare attività fisica, non per raggiungere un luogo particolare, ma semplicemente per camminare: guardare le vetrine, osservare gli alberi, notare dettagli che normalmente sfuggono, come la bellezza di tanti palazzi che non ammiriamo mai perché troppo spesso concentrati a guardare in giù invece che all’insù.
Oppure ascoltare quella canzone che conosciamo a memoria e che, per qualche motivo, continua a emozionarci come la prima volta.
A me capita spesso, bastano poche note per farmi riaffiorare ricordi, sensazioni, persone: è come aprire una finestra su un’altra parte della mia vita, una vita parallela.
E che dire del piacere di leggere qualche pagina di un libro, di chiacchierare con un’amica seduta in un bar, oppure oziare su una panchina senza controllare continuamente il telefono?
Sono gesti piccoli, ma hanno un effetto sorprendentemente grande sul nostro benessere.
Gli psicologi parlano spesso di “mindfulness”, la capacità di essere presenti nel momento che stiamo vivendo; in realtà, senza usare parole inglesi o tecniche particolari, molti di noi hanno già sperimentato questa sensazione.
Succede quando guardiamo un tramonto, e per qualche minuto smettiamo di pensare ai nostri problemi, quando sentiamo il profumo del mare, quando osserviamo la neve che cade, o quando assaggiamo un dolce che ci ricorda l’infanzia; per qualche istante il rumore di fondo della mente si abbassa, ed è forse proprio questo il loro potere terapeutico: non eliminano le difficoltà della vita, non risolvono i problemi economici, familiari o lavorativi, ma ci ricordano che, accanto alle preoccupazioni, esistono ancora spazi di serenità.
Anch’io, come tanti fra voi che mi state leggendo, sono spesso di corsa, e mi piace sempre guardare avanti, un veloce sguardo al futuro; a volte, tuttavia, non riesco a godermi fino in fondo il momento presente, a causa dei molteplici interessi e della voglia sempre più intensa di “fare qualcosa”.
Ma ho scelto un paio di momenti tutti miei, dove mi sono imposta di fermarmi un attimo.
Il primo è al mattino: punto la sveglia 15-20 minuti prima, apro la finestra e mi godo la bellezza dell’albero che ho proprio lì davanti, guardo i fiori sul balcone e ascolto il cinguettio degli uccellini: pur abitando in città ho questa fortuna, cioè non sono oppressa da altre case attaccate alla mia; scorro le notizie sul web, o do un’occhiata ai social, metto qualche like e commento quello che mi piace.
D’inverno mi metto sotto il piumino, ma questa sorta di “rito mattutino” non cambia: cerco di non perdermi nulla di quel momento che è diventato quasi “magico”.
E poi ho una passione smodata per i tramonti: quelli top dei Caraibi, o quelli africani…un po’ scontato direte voi…e infatti cerco di godermi appieno anche quelli milanesi, e tutte le volte che posso!
Li ammiro come se li vedessi per la prima volta, come se fosse il primissimo tramonto della mia vita, e le emozioni sono comunque forti, anche se non mi trovo a 10.000 km di distanza.
In fondo sono tutte queste piccole pause che ci regaliamo dalla frenesia quotidiana che ci permettono di “respirare”; forse dovremmo imparare a considerarle meno scontate, perché la felicità, molto spesso, non arriva facendo rumore.
Arriva in punta di piedi e aspetta soltanto che qualcuno si accorga di lei, magari mentre osserva un tramonto, ascolta una vecchia canzone, o sorseggia una tazza di orzo davanti alla finestra.
