Negli occhi di chi vive la Milano dimenticata, ancora spaccio, occupazioni e degrado

Milano

Milano, dopo la sbornia della rielezione di Sala, si risveglia con i problemi di sempre in questi ultimi tempi e stupiscono ancora le dichiarazioni di un sindaco che si ostinava a vedere una città proiettata in un futuro splendido e senza criticità. Il Giorno, con una inchiesta puntuale, riesuma la Milano degradata, vittima di spaccio e occupazioni abusive attraverso gli occhi di chi sperimenta sulla propria pelle il vivere quotidiano.

La sicurezza è uno dei temi che più preoccupa gli abitanti di questa via: gente che spaccia all’angolo della strada, risse tra ragazzini e schiamazzi fino a notte fonda“. Il racconto di Luisa Marzani, residente in via Gola, assomiglia a quelli di chi vive in altre zone problematiche della città. Nonostante i crimini siano in diminuzione da circa dieci anni, nel 2021 Milano si è piazzata al primo posto tra le città italiane con più denunce: 4.866 ogni 100mila abitanti. Un dato su cui pesano soprattutto i furti, la microcriminalità e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Fenomeni che conoscono bene gli abitanti di alcuni quartieri periferici, dove i residenti chiedono da anni di poter vivere in pace. “Il quartiere è tutto un degrado, è venuto a mancare il senso di comunità e il legame con le istituzioni”. Marco Manca ha una storica farmacia a Ponte Lambro e 15 anni fa ha assistito allo sgombero di ben 40 appartamenti per il progetto avveniristico di Renzo Piano, da tempo sospeso. “Ora quegli appartamenti in via Ucelli di Nemi, che si trovano dentro ad uno stabile abitato, sono diventati luogo sicuro per gli spacciatori – continua Manca –. I negozianti e i medici non vogliono più aprire le loro attività in questo quartiere”.

Anche Luciana Casiraghi, presidente del Comitato di quartiere di Quinto Romano, da anni richiede un maggiore controllo da parte delle forze dell’ordine. “Vigili e polizia passano di rado nel quartiere, e di solito solo per controllare la viabilità della strada davanti alla scuola – spiega Casiraghi -. Ma quando vengono qui non osservano il territorio, sono solo di passaggio”. A Forlanini, invece, i cittadini si sono organizzati in un Comitato di sicurezza che prevede la partecipazione diretta degli abitanti alla sorveglianza del quartiere. “ll nostro obiettivo è fare rete. Ora stiamo creando altri quattro gruppi da 15/16 persone oltre ai quattro già esistenti – spiega il presidente del comitato Giuseppe Castro -. Ultimamente i furti sono diminuiti, ma non sono spariti del tutto. Anzi. Qualche giorno fa un ladro si è addirittura travestito da carabiniere per scippare una signora”. Spostandosi in via Gola, in zona Ticinese, la situazione non cambia: “Già prima della pandemia la sicurezza nel quartiere era un disastro”, ricorda Luisa Marzani, che insieme ad altri abitanti del quartiere ha dato vita all’associazione “Occupiamoci di via Gola”. “Abbiamo cercato di riappropriarci del nostro territorio con con iniziative culturali, feste ed eventi – racconta Marzani -. Poi, però, con la pandemia è cambiato tutto: abbiamo smesso di organizzare eventi e la via è tornata ad essere un luogo di ritrovo di spacciatori e baby gang”. Secondo Marzani, però, la causa principale resta sempre la stessa: la situazione di degrado in cui versano le case popolari. “Le case Aler di via Gola sono disastrate da anni, ma la Regione non è mai intervenuta – sostiene Marzani -. Finché non si interverrà sulla gestione di quelle case, la situazione resterà la stessa”.

Anche al Gratosoglio i problemi di criminalità sembrano legati a doppio filo con quelli delle case popolari. “Qui spacciano nelle cantine dei grandi condomini”, denuncia Antonella Musella, referente di Social Street per il quartiere. A complicare la situazione, secondo Musella, contribuisce anche la presenza di campi nomadi, sia regolari – come quello di via Chiesa Rossa 351 – che irregolari. “L’intervento di polizia e carabinieri ormai è diventato quotidiano, ma un singolo poliziotto non basta per affrontare una situazione di criminalità così vasta – aggiunge Musella -. Come se non bastasse, molti nel quartiere hanno paura di denunciare furti e atti vandalici. Non si può andare avanti così”.

Spiace constatare che queste realtà sfuggano nei programmi velleitari della nuova giunta (ma adesso di che si occupa Granelli, neo assessore alla sicurezza?), spiace che l’”ossessione” periferie siano solo parole peraltro non rinnovate, spiace che i residenti di queste zone debbano sopravvivere in un incubo.

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