Stefano Zecchi “Milano ha una realtà culturale e imprenditoriale che va avanti da sola, per ripartire deve investire in Bellezza”

Milano

Stefano Zecchi, già Docente di Estetica all’Università, filosofo, scrittore, intellettuale di grande cultura, è stato intervistato da Il Giornale a cui ha esposto la sua opinione per far ripartire Milano. Un’intervista che spazia nella politica, che centralizza il valore della civiltà, della cultura, della Bellezza.

“Nella bellezza si trova la qualità dell’essere e per ripartire bisogna impegnarsi a costruire cose belle, ovvero progetti che abbiano un senso profondo e stimolino la discussione, l’aggregazione e la crescita. Oggi viviamo in una società basata sulla quantità e sulla velocità delle informazioni, però la bellezza non sta nella quantità ma nella qualità dei contenuti…Milano ha la fortuna di possedere una realtà culturale e imprenditoriale che va avanti da sola e potrebbe fare tranquillamente a meno della pubblica amministrazione. Però è una città che negli ultimi anni si è inaridita e inginocchiata su un sentimento pragmatico legato al solo business; così i progetti vanno avanti in ordine sparso senza una governance che metta in rete le diverse anime della città e le faccia dialogare. Investire nella cultura del bello vuol dire investire sul dialogo, e non aprire musei o riorganizzare pinacoteche. Il punto è che, un tempo, questo sentimento a Milano esisteva eccome” Una riflessione sul turismo dopo l’EXPO, Un evento positivo? «Dipende da come viene questo fenomeno  gestito. Expo è stato certamente un grande successo, ma gli amministratori che oggi se ne ammantano dimenticano che ai tempi delle giunte Albertini e Moratti contrastarono in tutti i modi quel progetto. Pisapia era contrario, e la sinistra mise i bastoni tra le ruote anche ai progetti nell’area delle ex Varesine. Anche oggi in città vedo l’assenza di un coordinamento politico delle energie e delle risorse, ma solo interventi demagogici mossi da un’ideologia pauperistica. Il centro storico? É abbandonato allo spopolamento e all’incuria e le tanto sventolate periferie sono, per chi ci vive, realtà prive di bellezza e di sicurezza». Un sogno? «Si potrebbe fare molto di più, basti pensare all’assenza di veri musei che li raccontano. Quest’anno è stato presentato il museo del Compasso d’oro, che pare una replica della Triennale. Io per Milano nutro ancora il sogno di una grande biblioteca universale e multimediale come era nel progetto di Umberto Eco, una realtà che sia al centro della discussione e dello sviluppo della città nella direzione della vera bellezza».

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