Così l’estremo commiato: palloncini bianchi e azzurri e tante corone di fiori bianchi per l’ultimo saluto, a Ostia, a
David e Daniel Fusinato, i due fratellini uccisi domenica scorsa ad Ardea. I feretri dei bambini, di colore bianco, sono arrivati in due auto di colore chiaro. Sono stati predisposti servizi di vigilanza delle forze dell’ordine dentro e fuori la chiesa di Santa Maria Regina Pacis. Una follia devastante il loro omicidio, la realtà di fatti inspiegabili. Gli amichetti della scuola calcio hanno affisso davanti alla parrocchia “regina Pacis” uno striscione che recita: “Ciao Daniel e David che i vostri cuori volino più in alto della follia di questo mondo”.
Anche per Desirée ci sarà una giustizia umana: dopo due anni siamo in attesa della sentenza. Era il 18-19 ottobre 2018: nella notte il corpo senza vita di Desirée, abbandonato su un lettino con sopra una coperta viene ritrovato
all’interno dello stabile abbandonato di via dei Lucani, a San Lorenzo, Roma. Una storia di droga, di fragilità e di degrado, che lascia i romani sgomenti. Il 25 ottobre 2018: i poliziotti della squadra mobile di Roma e del commissariato San Lorenzo fermano due senegalesi, irregolari in Italia: Mamadou Gara, 27 anni, e Brian Minteh, 43 anni. I due sono ritenuti responsabili, in concorso con altre due persone, ricercate, di violenza sessuale di gruppo, cessione di stupefacenti e omicidio volontario. Gli altri due arresti scattano nelle ore successive: in manette finiscono AlinnoChima, 47 anni, e Yusif Salia Lo scempio e la violenza efferata sono bestiali. “
Il tuo cuore è senz’altro volato più in alto della follia di questo mondo.
La follia del Comune, la sua partigianeria ideologica, nell’ultimo episodio al Municipio 2 una “…vera e propria censura (quella di Palazzo Marino) nei confronti di un infoibato e della sua famiglia, costretta e rivivere il martirio
subito da Don Angelo che ancora oggi non viene riconosciuto senza se e senza ma, come sarebbe doveroso nel 21esimo secolo”. Chi racconta è Piscina (Lega) nella giornata della commemorazione di Don Angelo, spiegando che la targa a lui dedicata è stata osteggiata dal Comune, da cui (in modo informale ) è anche arrivata la richiesta di eliminare le parole ‘infoibato dai comunisti jugoslavi di Tito’.
“ Il nostro Municipio – prosegue il presidente leghista – è ormai un simbolo a Milano per il ricordo di chi è stato trucidato nelle foibe e di tutti coloro che sono stati costretti a fuggire dalle loro case a causa della persecuzione titina che vide complici anche i partigiani comunisti italiani. Don Angelo Tarticchio, nato a Gallesano, svolgeva la funzione di parroco a Villa di Rovigno. Il 16 settembre 1943 fu prelevato dalla parrocchia dai partigiani titini, appoggiati dai partigiani comunisti italiani. Lo malmenarono, lo ingiuriarono, fu quindi seviziato. Insieme ad altri trenta dei suoi parrocchiani, venne gettato nella cava di bauxite di Lindaro. Ai primi di ottobre i pompieri di Pola lo trovarono completamente nudo, con una corona di filo di ferro spinato calcata sulla testa e i genitali tagliati e conficcati in gola. Coloro che ebbero modo di vedere il cadavere martoriato di don Angelo lo definirono un Ecce Homo a causa delle sofferenze che ha patito, un vero martire. La memoria è fondamentale affinché il negazionismo che continua a serpeggiare, venga finalmente estirpato”.
Per tutti martiri delle foibe “Che il cuore sia volato più in alto della follia del mondo”.

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano