E’ tornata una elegante nullità: Conte, senza la stampella di Ciampolillo

Politica

Mi sono innamorata delle sue mani, di quella sua gestualità protesa, piena, simmetrica, danzante come una farfalla, con un brio incisiviso, il capo a volte benevolmente compiacente, il sorriso stampato e fisso, educatamente salottiero e gentiluomo, la stizza repressa, perché così “ha da essere” un capo predestinato, baciato da una fortuna spudorata, per vocazione complice e furbo, il più furbo, l’equilibrio apparente di un re disarcionato, che cerca riscatto, il nulla decorato di pochette.

Lello Ciampolillo

Qualcuno dice che abbia anche parlato, ma non ho notato e chiedo venia, ma quelle mani che mai aveva fatto danzare così nel vuoto di un pensiero senza costrutto mi hanno irretito come uno slancio in mondi che ancora non esistono, ma che verranno, senza vaffan, con l’incosistenza dell’improbabile, con l’oblio di un ufo da dimenticare.

E sto, naturalmente parlando di quel Conte che si è investito e reinvestito e ha creduto che un Ciampolillo catapultato da un’astronave di intrallazzi e giochi di potere potesse dargli l’eternità. Ma chi è? Ha ripreso a coniugare verbi ed azioni con il futuro e il gerundio, ha cavalcato truppe inesistenti, ha tentato di riaffermare una coscienza che è andata in vacanza, ha inghirlandato utopie anche difficili da definire. Così è tornato a La7 una elegante nullità.

 

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