Se Sala non può vivere a traino della Lega, Albertini non potrebbe vivere a traino dei Centri Sociali

Milano

L’ironia non sta in casa Sala e neppure il senso della misura. E d’altronde Sala risponde a domande mai poste perché il Verbo va sempre espresso. Come deve essere difficile governare i propri impellenti impulsi quando ci si sente al centro del mondo. “Albertini continua a dirsi “infastidito” perché ho risposto con una battuta alla sua dichiarazione sul “vicesindaco”. Mi scuso per il malinteso. Detto ciò rispondo seriamente: io non accetterei mai di fare il vicesindaco di una giunta trainata dalla Lega”. Così il sindaco Giuseppe Sala replica a Gabriele Albertini tornando sullo scambio tra il sindaco e l’ex primo cittadino dopo che Albertini, declinando la possibilità di candidarsi, con una lettera a Libero, aveva espresso l’idea che da sindaco avrebbe scelto Sala come ‘vice’ per favorire uno spirito di concordia. Per conoscenza delle scelte operate, Albertini ha sempre preferito la competenza e non partitica, ha governato “includendo” opinioni diverse con un una sintesi che fosse la migliore e l’accezione dell’inclusione non si riferiva ad un’accoglienza indiscriminata, la sua amministrazione era chiara, propositiva, forte ed equilibrata, non soggetta a compromessi di convenienza. E mai, Albertini, avrebbe subito il traino dei Centri Sociali, dei Rom, giustificando l’illegalità. Questioni di principio, di sano realismo, di rispetto della legge. Ma se a Sala riesce il miracolo di far convivere ideologie da vecchi BR, l’aspirazione alla legalità della Bonino. l’immersione di una Milano civile nell’anarchia dei migranti, provi a farlo. Naturalmente a detrimento dei milanesi

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