Racconterò il cuore di una donna incompiuta, a te che sei madre

Cultura e spettacolo Le storie di Nene

Sì,  ti racconterò il mio cuore fragile e tenace, tenero e forte, giovane e stanco. E tu ascolterai la mia favola di donna incompiuta, sul trapezio di una vita che ha ballato il dolore e la gioia, nel viaggio infinito di un sogno che sfiorava le stelle, che mangiava la terra. Un cuore che ha amato. Semplicemente amato, nei giorni di luce e nei giorni del buio, senza il limite del tempo, senza il limite del quanto o del dove o del come. Oggi il mio cuore di carta spiegazzato, consunto, ha i disegni sbiaditi delle illusioni irrealizzate, del dolore represso, del canto inespresso.

Ti racconterò le attese, i graffi dell’impotenza e quell’intensa voglia di essere madre, di accarezzare un futuro senza tempo.

Ti racconterò quel pugnale che uccide il sole, ogni mese, per un’eternità di tempo, senza respiro.

Ora rimane un  cuore di carta che non si rompe, che sa ancora vibrare di sole e di colori. Su quella carta ogni giorno disegno un gesto d’amore per accarezzare i sogni incompiuti, la stanchezza del vivere, la solitudine che il tempo mi regala. A volte si accartoccia per la rabbia di una monotonia grigia, a volte diventa un acquarello che assorbe la suggestione delle emozioni, a volte si nasconde per non rubare la notte. Ma rimane là, in attesa che io scriva la pagina della vittoria sulle amarezze, dell’equilibrio sulla fragilità. Così, come sempre, sospeso tra il mal di vivere e la speranza, quando un gesto può essere una ferita, quando un sorriso può essere la salvezza. E il girotondo della vita può essere crudele o esaltante, un vortice verso l’abisso o un gioco di ironia: un’altalena di una donna incompiuta che può offrire a ottant’anni un cuore di carta, fragile come le foglie in autunno, quando le ombre nascondono il sole e annunciano il freddo dell’inverno.

Sì, forse una donna incompiuta che accarezza con il cuore il privilegio di essere madre.

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