E se a Torino i Centri Sociali rappresentano Draghi ghigliottinato, a Milano vengono coccolati e difesi

Milano

Piazza Castello a Torino, ma potrebbe essere piazza San Babila a Milano o qualsiasi piazza dove va in scena la violenza dei Centri sociali con la costante di una irrefrenabile rabbia contro tutti e tutto, senza alcun limite razionale. Un modo per essere protagonisti impuniti di un pezzo di storia inutilmente dannosa e provocatoria, ma efficace  nei momenti di una visibilità mediatica. Ieri in piazza Castello, sotto la sede della Regione Piemonte il corteo, composto principalmente da centri sociali, No Tav e anarchici del Fai, che era partito da piazza Vittorio per poi ricongiungersi con altri manifestanti, ha dato vita a scontri e disordini con le forze di polizia radunate e schierate per mantenere l’ordine. A un certo punto è spuntato anche un fantoccio raffigurante Mario Draghi con la testa nella ghigliottina, perché, hanno detto “Draghi non è dalla nostra parte”.

Il fil rouge che lega i Centri Sociali gronda di gesti irrazionali, violenti, aggressivi, simbolicamente deliranti e devastanti. A Torino come a Milano. Volevano dare un sego visibile di una democrazia degna della ghigliottina, uno Stato da annientare? Eppure a Milano sono stati chiamati a supportare chi rappresenta il “sistema”, sono stati valorizzati per avere furbescamente distribuito pasti alle famiglie, dimenticando i tanti atti vandalici e illegali di cui sono stati protagonisti, ma chi ci crede? Si dice che la sinistra sia imbarazzata dalla macabra scena di Draghi decapitato, ma è nella loro logica delle cose, come il fantoccio di Salvini impiccato. Sala preferisce amarli e coccolarli e ci sarà un perché…

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