Gualzetti: dopo la pandemia, per tornare a crescere, serve il coraggio di investire su poveri

Milano

Forse a Majorino ieri e a Rabaiotti oggi sarebbe utile analizzare i tanti nodi irrisolti emersi in questo ultimo anno che rappresentano, anche visivamente nelle lunghe code per un pezzo di pane, il fallimento del loro programma di welfare. Un programma che ha ignorato intere fette di popolazione nella loro precarietà e fragilità di vita. L’epidemia è stata l’occasione virulenta per “scoprire” una povertà nuova o vecchia che sia, da cui oggi non si può prescindere. La scissione tra centro e periferia, tra ricchi e poveri non è stata sicuramente risolta da un sindaco teso a uno sviluppo immobiliare e ad un’ecologia di maniera e ideologica.

I numeri? Tra marzo e dicembre dello scorso anno il numero delle persone che hanno fatto la spesa presso gli Empori della solidarietà della Caritas Ambrosiana è aumentato del 121%. Il Fondo di assistenza diocesano ha aiutato 944 persone con le bollette o l’affitto, erogando oltre 1,3 milioni di euro. A 2.039 persone rimaste senza lavoro a causa del Covid il fondo San Giuseppe ha erogato 3,85 milioni di euro. Quelli appena elencati sono solo alcuni dei numeri che raccontano l’altra crisi, quella socio-economica, che la pandemia ha portato con sè. E’ la relazione ad askanews di Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana che osserva “Dobbiamo avere il coraggio di affrontare i nodi che sono emersi. La Caritas intercetta ovviamente le vittime, quelle che soffrono, quelle che rimangono indietro e per fortuna possiamo segnalarle come indicatori di qualcosa che non va. Non siamo quelli che vogliamo dire le cose non vanno a tutti i costi, però se c’è qualcosa che non va,  va affrontato perché conviene a tutti, conviene anche una Milano che vuole ritornare a crescere, a diventare la prima e non avere tra i propri cittadini qualcuno che non ce la fa arrivare alla fine del mese, qualcuno che rimane solo in casa perché c’è l’ascensore rotto nella casa popolare o sul pianerottolo non va la luce o in strada non è sicuro perché non c’è l’illuminazione”. “Queste indicazioni emerse dal Covid-19 saremmo stupidi, stolti se non le cogliessimo e se non le affrontassimo –Quindi Milano è condannata ad affrontarli, in senso buono, cioè dovrebbe vedere questo come una sfida esattamente come c’è la sfida per ritornare a far crescere il Pil c’è anche la sfida a investire sulle povertà perché questo porta benessere a quei poveri ma porta benessere anche a tutta la comunità perché tu reincludi quei poveri e quelle persone in difficoltà in un sistema economico che chiaramente porta ricchezza a tutti, ma anche in un sistema relazionale di fiducia reciproca che è quello che poi serve per una convivenza che abbia la speranza di costruire qualcosa nel futuro”.

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