Dicono Borghi, Gelmini, Meloni alla Camera, dopo il discorso di Conte

Politica

Giuseppe Conte ha portato a casa la fiducia posta sulle comunicazioni che ha tenuto alla Camera. La votazione in Aula si è conclusa senza grossi colpi di scena, con il premier che ha ottenuto la maggioranza assoluta con 321 voti. È andata meglio del previsto per Palazzo Chigi, con le ultime ore che evidentemente sono state particolarmente calde: detto che il governo non ha mai rischiato di andare sotto alla Camera, ci si aspettava però una maggioranza più risicata. Segno che le trattative sul “mercato” sono andate a buon fine, ma ora Conte deve fare i conti con il Senato, dove invece sembra condannato alla maggioranza relativa, salvo ulteriori colpi di scena. (Libero)

“Presidente, se ha i numeri per andare avanti, vada avanti. Ma se, come noi crediamo, i numeri non ci sono, abbia il coraggio di dare le sue dimissioni e vada al Colle. Basta perdite di tempo. Noi non voteremo fiducia e resteremo orgogliosamente all’opposizione”, ha aggiunto Gelmini. “Forse in quest’Aula lei otterrà la fiducia, non so se la otterrà al Senato. Ma una cosa è certa: la formula politica che la sostiene è fallita. Il Paese mai come oggi ha bisogno di essere governato”. Dopo aver ricordato che, nonostante la crisi dell’esecutivo, Forza Italia ha continuato ad avanzare proposte per il bene del Paese, Gelmini ha accusato Conte di aver fatto troppe dirette su Facebook, senza però tuttavia mai affrontare i problemi in maniera seria. Impegnato nella campagna acquisti di gennaio, Giuseppi si appresta a sfoderare gli assi nella sua manica,”senatori che riuscirete a convincere chissà con quali metodi, forse, ad appoggiare questa maggioranza, e quelli saranno portatori non di istanze politiche ma di istanze personali. Non è questa la modalità” (Mariastella Gelmini  capogruppo Forza Italia)

“L’Italia ha bisogno di qualcuno che abbia la capacità di indicare la rotta. Il mare è in tempesta, qualche volta dovremo stare sotto coperta. Ma quei sacrifici alla fine ci porteranno in un porto sicuro e tornerà il sole…Se avesse a cuore il destino di questa nazione si sarebbe già fatto da parte, perché adesso è un altro tempo: adesso è il tempo dei patrioti, della libertà, dell’orgoglio…

Lei Conte si presentò come avvocato del popolo: avvocato d’ufficio, perché gli avvocati la gente se li sceglie e non è il caso della sua presenza”, ha quindi proseguito la Meloni. Peccato che alla fine il presidente del Consiglio si sia invece rivelato “perfetto per l’Unione europea per i grandi media al servizio di poteri forti, perché è perfettamente in grado di assumere esattamente la forma che gli chiede il suo mandante: praticamente Barbapapà”. (Giorgia Meloni capogruppo Fratelli d’Italia)

«Presidente Conte, lei se ne andrà quando la montagna di guano che è stata accumulata sotto il tappeto sarà così enorme da non poter essere più nascosta. Ve ne andrete come chi lascia la casa dopo averla occupata: dopo aver distrutto e rubato tutto, dopo aver defecato al centro della stanza», attacca Claudio Borghi (Lega), intervenendo in aula alla Camera dopo l’intervento del premier.

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