Pera diventa consigliere di Salvini: “Occorre raccogliere l’eredità di Berlusconi”

Politica

C’era una volta Pera, filosofo, ex Presidente del Senato, esponente di rilievo di Forza Italia. Oggi rinnova la sua presenza nella politica come maggiore interlocutore di Salvini per l’elaborazione di un “nuovo corso” della Lega auspicato anche da Giorgetti. E Berlusconi, la sua capacità di collante del Centrodestra diventa attuale, da cui non si può prescindere. . “Ho incontrato più volte Pera insieme ad altre teste pensanti – ha detto Salvini al “Corriere della Sera” – Abbiamo bisogno di cervelli per ragionare sul futuro come fece Berlusconi. Le sue idee sono stimolanti”. Obiettivo ambizioso: “Voglio fare la rivoluzione liberale”. Pera  ha definito se stesso un “conservatore liberale”, e più precisamente un conservatore sui valori da mantenere e un liberale sulle riforme da fare e in un’intervista all’HuffPost insiste “La Lega capisca che non deve prendere soltanto seggi e voti a Forza Italia ma anche un po’ delle sue idee…Purtroppo l’eredità di Forza Italia sta morendo, e a me sanguina il cuore – dice a HuffPost l’ex seconda carica dello Stato – Dopo l’uscita della vecchia guardia, i nuovi dirigenti non l’hanno ripresa in mano. Invece va raccolta. Poi, chiamarsi liberali o conservatori non conta. Ma senza quell’eredità politica non c’è classe dirigente”

I consigli di Pera sono e rappresentano un programma che Huff Post puntualmente riferisce “Bisogna cambiarla. Alzare “il tasso di democrazia”, invertire la direzione di Bruxelles “matrigna” (anche se con la pandemia e i soldi dei sussidi e del Recovery Fund sul piano economico lo è diventata meno, e di questo dato va tenuto conto). Anche un esercito europeo – come era nei piani di De Gasperi, Adenauer e Schuman – non ci starebbe male. Il secondo pilastro è la giustizia, cavallo di battaglia storico di Forza Italia che Salvini non ha difficoltà a cavalcare: la separazione delle carriere, la riforma del Csm, la lotta alle correnti della magistratura a favore della “meritocrazia negli incarichi”. Magari, dovrà affinare il suo garantismo: niente citofonate a presunti spacciatori, addio esibizione degli arresti come con Cesare Battisti, no difesa d’ufficio delle forze dell’ordine che picchiano, meno tweet del tipo “la droga non si combatte con il Daspo, servono le manette”. Meglio ricordarlo quando criticava Angelino Alfano, che nel 2014 dal Viminale diede in diretta la notizia dell’arresto di Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio, attirandosi le ire della Procura bergamasca per violazione della presunzione di innocenza. Infine, il terzo pilastro è la madre di tutte le riforme costituzionali: il presidenzialismo.”: “Berlusconi ha detto che Salvini sarebbe un ottimo ministro dell’Interno – spiegava Pera al “Foglio” nel gennaio 2018 – E’ un tentativo per tenerlo buono, ma Salvini non starà buono. E’ nella logica dello scontro generazionale: ha bisogno dello scalpo di Berlusconi”.

Già: era, ed è, l’epoca dei “quarantenni impazienti”.  Oggi la svolta.

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