Riceviamo e pubblichiamo – Khaled Awamleh (giornalista giordano) Il ritorno dei pirati ottomani

Politica

La Turchia ha recentemente spostato molte delle sue armi e delle sue milizie in Libia, con la  minaccia di bloccare le forniture di gas che arrivano in Italia.

L’atteggiamento turco di questi giorni ricorda molto quello dei pirati ottomani medievali che vagavano per le coste del Mediterraneo in cerca di un bottino da rubare.
La pirateria delle navi mercantili, il traffico di esseri umani, l’avversione per ogni forma di civiltà diversa da quella turca, erano le caratteristiche principali  dell’agire dei pirati ottomani.

Questo approccio non è del tutto estraneo alle ultime scelte politiche di Ankara. Si tratta infatti di un’eredità storica che può rappresentare una minaccia per gli interessi italiani. La fornitura di  gas libico, che arriva  via mare e a seguito di  accordi ufficiali, rischia di essere messa seriamente in  discussione.

Si potrebbe pensare che la questione sia una semplice schermaglia da risolvere attraverso i negoziati. Come accaduto con i profughi siriani.

Ma non sempre è così.

In autunno saranno chiare le intenzioni della Turchia sul gas libico.

Tutte le agenzie di intelligence internazionali specializzate in affari libici sanno benissimo che il governo della Riconciliazione di Serraj è sotto il controllo di Erdogan. L’Italia, da sempre legata alla Libia, non può sottovalutare questo aspetto, disinteressandosi di quanto sta accadendo.

E’ importante, pur in un momento così confuso a causa del Covid-19, che il Paese sappia tutelare i propri interessi, facendo sentire la propria voce fin da subito nei tavoli internazionali.

Ogni sottovalutazione può essere fatale. Altri ricatti intollerabili. 

Khaled Awamleh

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