A casa un clochard non può stare: denunciato nell’indifferenza di una sinistra al potere

Milano

Ma che ne sa il clochard delle disposizioni tassative? Sono regole che non lo riguardano, perché, lui, la casa non ce l’ha. Trascina il suo fagotto stinto, con avido possesso, guarda le strade nude, per fortuna c’è il sole, ma di giorno il dormitorio dove si rifugia la notte è chiuso. Intercettato da una Volante, è stato denunciato per aver violato il decreto per l’emergenza coronavirus che dispone di stare a casa se non c’è una necessità di lavoro o di salute. Un grammo di logica funziona ancora…ma se avesse una casa e un lavoro, non vivrebbe ai margini di una società miope e ingiusta. Da denunciare per omesso piano di attenzione e sensibilità sarebbe questa amministrazione aperta ai bivacchi dei migranti, agli assembramenti dei rom, alle feste nei centri sociali. Denunciano me? La verità è che hanno chiuso la città, obtorto collo, pensando, quelli di Palazzo Marino e compagnia, che il coronavirus fosse sì una disgrazia che non doveva capitare, ma sempre meglio di essere catalogati come razzisti. La verità è che ai radical chic di sinistra, non interessano i poveri, altra stirpe, che non passano il tempo tra massaggi, conversazioni sul nulla, progetti di crociere. La loro politica è aprire il cuore agli immigrati, accogliere indiscriminatamente con il birignao della loro supposta superiorità. Ma il povero, ultimo nella fascia sociale, è diventato un ingombro inutile. I clandestini sì hanno il diritto a pasti regolari, ma la mano tesa del clochard rimane vuota, nel deserto della città.

Milano si è fermata. Anche i ristoranti che offrivano cibo sono chiusi. Rimangono i volontari con un pasto caldo e una buona parola. L’indifferenza di questa sinistra autoreferenziale, continua, senza dignità, guardando i grattacieli e dimenticando quell’umanità che oggi più che mai è abbandonata a se stessa. Denunciato un clochard perché non era rimasto a casa…ma quale casa? Seduto o sdraiato nei sottopassaggi della città?

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