Le sardine, una nuova edizione della voglia di piazza della solita sinistra a corto di idee

Fabrizio c'è Milano
Esagerata attenzione mediatica alle sardine che si ritrovano in Piazza Duomo. 10/15 000 che sembrano tantissimi complici gli ombrelli aperti.
Commossi reportage ci raccontano che c’erano nonnini antifascisti con eschimo, reduci dei girotondi e giovani che combattono perché nessuno sia illegale in Italia.
Le sardine rappresentano il bisogno primordiale del popolo di sinistra: quello di andare in piazza. Il fatto che ciò accada  nonostante la sinistra governi,  a livello locale e nazionale, non deve stupire.
Anzi forse proprio perché il PD al Governo nazionale e locale non riesce proprio a entusiasmare, cercano altri motivi per mobilitare. Franceschini, Zingaretti, Di Maio e Conte non fanno certo sognare coi loro scazzi quotidiani e inconcludenti. Ci vuole quindi un diversivo, ed ecco spuntare le sardine.
Grande rispetto per chi è andato in piazza, ma le sardine rappresentano una novità? Assolutamente no. A leggere i curriculum dei leader milanesi delle sardine si tratta di attivisti del  PD e dintorni, già candidati con scarso successo in varie elezioni.
In Piazza Duomo c’era un popolo che si è già eccitato per il 68′, il  77, la pantera, i girotondi antiberlusconiani, e ultimamente le marce di Maiorino per abbattere presunti muri e i fridays for future.
Zero novità ma soprattutto zero proposte per il futuro. Una insalata mista di Bella Ciao, predicozzi di Saviano, la solita demonizzazione degli avversari. La novità e il cuore della protesta sarebbero i timori di chissà quali regimi. Ma questi si sono accorti che in Italia governano serenamente il PD, Leu , la piattaforma Rosseau?
Scambiare questa roba per novità significa non voler fare i conti con i fallimenti della sinistra verso i ceti più deboli. Verso un popolo che chiede lavoro, sicurezza, prospettive di futuro, non certo sardine.

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