La Commissione Segre giudicata dall’Importanza della Memoria europea

Politica RomaPost

Il 2019 non verrà ricordato dalla civettuola aneddotistica culturalparlamentare per i trent’anni della scomparsa di Sciascia, né per il centenario della nascita di Andreotti, ma per le vicissitudini di Liliana Segre che ha preso il posto da senatrice a vita, dello scomparso Giulio. Invocata per cittadinanze onorarie, prima offerte, poi negate, poi ripromesse, talvolta fatte cadere in anticipo dall’interessata, la Segre concluderà quest’anno sempre più in prima pagina, all’insegna di lodi sperticate del tipo madre della Costituzione, patrimonio dell’umanità, valore immenso fino alla candidatura al Quirinale. Il che l’accomuna, per motivi diversi ma per identiche emozionalità, alle già  roventi e poi dimenticate candidature di Rodotàtà e della Gabbanelli.

Quando venne redatta la Costituzione, la signora Segre, milanese ed ebrea era divenuta maggiorenne, a tre anni dalla sua liberazione dal campo di Auschwitz. Da superstite, come altri mille  italiani scampati dall’Olocausto con Levi, Spizzichino, Piazza ed altri, nel complesso dei 400mila sopravvissuti ai campi di sterminio, era impegnata a ricostruirsi una vita dopo l’orrore, in tempi in cui non c’era molta attenzione verso la Shoà. Membro dell’Aned, l’associazione deportati, il suo nome ha cominciato a girare sempre a cadenza decennale (’97, ’04-’05, ’08-’09), con lauree honoris causa, cittadinanze onorarie, opere collettive che in fondo  l’hanno  premiata come memoria vivente, in un tempo –  oggi siamo a tre quarti di secolo dall’Olocausto –  nel quale i testimoni della Shoa sono quasi tutti morti. Chi è rimasto è quindi ancora più prezioso.

Una vera notorietà popolare la Segre, signora borghese dai modi fini e riservati, non l’aveva cercata né ottenuta, almeno fino a quando non è stata nominata senatrice a vita nel 2018. Il Quirinale intendeva dare un messaggio favorevole alle comunità ebraiche che nel mondo si identifica in gran parte con Israele. Sapeva però di toccare il nervo scoperto dei senatori a vita, il cui numero che non dovrebbe superare la cinquina, è con la prima nomina firmata da Mattarella salita a sei (AbbadoCattaneo, Monti, Piano e Rubbia, oltre a Napolitano). Fu Napolitano a nominare ben 5 nuovi membri di Palazzo Madama, eguagliando i presidenti Pertini, Cossiga e Ciampi (ma non le 8 nomine di Einaudi) dando ad un istituto di merito bipartisan un significato di parte, tanto che nel 2013 le sue nomine servirono a sostenere il pencolante governo Letta.

La Segre, da senatrice, è divenuta, più che nota, notizia. Inutile girarci intorno; lo è divenuta per il paragone con lo scomparso Paolo Brichetto Arnaboldi; ebreo, milanese, ex deportato (da Dachau) come la Segre, contestato alle manifestazioni del 25 aprile, perché padre dell’ex sindaco  Moratti. Su di lei si sono appuntati i sospetti di parte dell’opinione pubblica, sollevati dalle campagne farlocche di sinistra, quale quella del 2017 dell’antifascistissimo Fiano, dal sostegno di nomine dedicate alle eccellenze patrie o dalla minaccia sbandierata per l’antisemitismo, convivente con l’accanimento contro Israele. Chi a Pescara voleva dare la cittadinanza alla Segre, aveva osteggiato le manifestazioni di amicizia della città per lo Stato ebraico.

Dopo la vittoria della destra nelle elezioni umbre, è stato descritto, o meglio immaginato, un complotto di massa contro la senatrice. I 200 messaggi d’odio l’anno sui social rivolti contro numerose personalità ebree o considerate tali, registrati dall’Osservatorio antisemitismo (co. CDEC, Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano), si sono trasformati, nel racconto di Repubblica, in  200 giornalieri tutti dedicati alla Segre, priva peraltro di propri account social. Senza neanche controllare,  nel clima isterico delle boldrinate, i partiti che avevano appena perso le elezioni locali hanno approvato una Commissione senatoriale straordinaria di indirizzo e controllo per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza i cui 25 membri sono incaricati di alto monitoraggio. Approvata solo da 151 voti favorevoli, in realtà scatenata dagli hashtag antisemiti di un docente meridionale, la notizia si è fatta sensazionalistica nell’evidenza, rilevata da molti, dell’intento di colpevolizzare le posizioni contrarie alle immigrazioni, messe assieme confusamente all’antisemitismo.

A più di due settimane dalla costituzione della Commissione Segre, la stessa sua fautrice, presidentessa in pectore se ne vuole ritirare, stanca delle polemiche e sorpresa della spaccatura che si è realizzata tra sinistra e destra. Per il fronte di Repubblica, ha già svolto l’utilità, di far dimenticare le elezioni umbre e di accostare la destra italiana agli sterminatori nazisti. Un gioco di corto respiro, se lo si mette alla prova del nove, per esempio immaginando di portare la detta commissione in Europa. Quell’Europa che con gran scandalo italiano e dello stesso presidente dell’europarlamento Sassoli, ha equiparato nella nequizie nazismo e comunismo, ritenendoli rei di crimini contro l’umanità il 19 settembre dopo ben 14 anni di discussione con la risoluzione Importanza della memoria per il futuro dell’Europa, secondo la quale l’Armata Rossa che nel’45 liberò la Segre, sta sullo stesso piano dei secondini nazisti. Tesi che fa discutere in Italia ma che non è peregrina.

Per gli ebrei del secolo scorso l’orrore sistematico governativo non ebbe solo fattezze tedesche, ma anche italiane, francesi, belga, croate, olandesi, ecc.; prima e dopo la guerra ebbe, per altri ebrei, un volto polacco e dell’esteuropeo; e sempre lo ebbe russo ed arabo. La risoluzione qui non ha in mente l’antisemitismo di piccole sette violente molto minoritarie ma quello fatto sistema dai governi. Per l’Europa nel suo insieme quindi non è difficile equiparare i lager ed i gulag, la cui differenza è dovuta solo alle diverse capacità logisticorganzzative poiché i tanti e differenti ebrei hanno incontrato in tempi diversi identici aguzzini dei sistemi totalitari dell’Ovest e dell’Est, dei loro sistemi statali organizzati e dei loro partiti di Stato. Solo la caduta del muro e del comunismo d’altronde riportò l’attenzione dell’opinione pubblica sulla Shoà che nei primi trent’anni del dopoguerra era finita mescolata ai crimini contro l’umanità. La liberazione dal comunismo e dal suo veto di trattare dell’antisemitismo orientale permise una nuova divulgazione di memorie nei libri, nelle accademie, nei film, nei romanzi, nelle conferenze, in quel mondo in cui la Segre mosse i suoi primi passi pubblici.

 

L’eurorisoluzione sulla memoria ha però voluto completare il processo di Norimberga che condannò la leadership nazista ed insieme in eterno la Germania. Per completarla, ha condannato parimenti la Russia con una sentenza storico politica del processo che non si è mai potuto tenere contro Mosca, che negli anni eltiniani si confessò colpevole per poi ritrarre in quelli putiniani. Nel preambolo della risoluzione, la condanna tedesca e russa viene esemplificata nella damnatio del patto nazi-sovietico Molotov-Ribbentrop di 80 anni fa, considerato causa scatenante del conflitto mondiale. Come pretendere l’impiccagione virtuale di Molotov, dopo quella effettiva di Ribbentrop. Le ultime speranze dell’ex ministro degli esteri del Reich sul patibolo (pace, realizzazione della Germania, appeasement fra Est ed Ovest) però oggi sono molto vicine al vero quando una Germania forte ed unita, in un saldo rapporto pacifico russo tedesco, guida l’Unione. Così l’eurorisoluzione sembra stigmatizzare il presente, interpretandolo dal punto di vista del corridoio Baltico-Mar Nero (quello più contrario alle immigrazioni) che non vuole alcun appeasement, malgrado che le classi dirigenti abbiano anime ex comuniste o ex fasciste; scandinavi e francesi lo sostengono per contenere il colosso centrale europeo. L’opinione del Sudeuropa a Bruxelles pesa di meno ed è in difficoltà con la Memoria europea. I pronipoti di franchisti, repubblichini e colonnelli da un lato, e di anarcosocialisti, frontisti e comunisti vedono la propria storia lontana, con padri più o meno nobili, tutta azzerata, tutta finita all’indice. La via americana parimenti contraria a Russia e Germania qui non prende voti, né gli servono per farsi ubbidire.

L’eurorisoluzione Importanza della memoria, votata da 535 popolari, liberali, destri e dal PD, che i media della sinistra italiana hanno chiamato la risoluzione della vergogna, condanna l’impostazione della Commissione Segre e con quella le tante associazioni che da 70 anni impastano antirazzismo ed ebraismo al filocomunismo. Certo si continua a persegure una guerra politica di contrasto geostrategico e di realpolitik più che ricordare la Shoah che è in realtà una sentenza ed un monito per tutti. In Europa Il passato non è nemmeno passato.. Ciò che condannato da decenni in alcuni paesi, sopravvive in altri, sia sotto bandiere ancora non svergognate, sia attraverso la massa di storie personali di trasformismo. In particolare la sinistra italiana, sradicata dalle sue origini, cerca nell’Olocausto un tratto distintivo senza vedere l’orrore dei nonni e dei padri. Così vota in Europa ciò che disconosce in Italia.

Con tale passato siamo destinati ad ultimare il secolo, con il rischio di chiuderlo per finis memoriae. Oppure semplicemente potremmo chiuderlo subito, adeguando la Commissione Segre all’Importanza della memoria. In quel caso la destra l’approverebbe e la sinistra no.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.