Umbria, non regione

Politica

In Umbria la Lega ha ottenuto alle recenti europee il 38,18%, il Pd il 24%, il M5S il 14,63%, Fdi e Forza Italia rispettivamente cadauno ca. il 6,5%. Rispetto al 2015, il 43% del centrosinistra appare dimezzato, il 40% del centrodestra aumentato di una decina punti, inalterato (14,30%) il risultato dei pentastellati. Anche alle politiche del 2018 il centrodestra aveva allungato sul centrosinistra (37% vs 28%), e sui 5 Stelle allora molto più forti di oggi (28%). Le percentuali non devono nascondere l’esiguità dei dati. Nel 2015 si recarono a votare in 373.673 cittadini, il 55%,degli aventi diritto, per la più bassa affluenza elettorale nella storia della regione dal 1970, dall’anno nella quale cominciarono a governarlo gli uomini e le donne del Pci, Pds, Ds. Pd per quasi un cinquantennio.

Il consiglio regionale, costituito da un governatore e 20 membri, rappresenta 882 mila abitanti, come un quartiere di Roma in un’estensione che è un terzo della Sicilia. La terra verde, medievale, della pace e del patrono d’Italia, è divisa in due città principali, delle quali sono sindaci un forzista ed un leghista e 92 comuni ed ha eletto nell’ultima tornata elettorale 9 deputati e 7 senatori, due in meno della precedente legislatura, tra cui brilla la bella Ascani ora viceministro dell’istruzione. Ciascuno di loro rappresenta 50mila elettori, invece i regionali ne rappresentano 42mila, contando anche i neonati e gli ultracentenari. Rappresentano anche l’esigua cifra di 16 milardi di Pil, in gran parte derivanti dai servizi della Pubblica Amministrazione; e soprattutto in calo, visto che l’Umbria è l’unica regione che abbia segnato un trend negativo dell’1%, superata anche dall’Abruzzo. Con un prodotto in calo continuo da dieci anni, la regione che è la meno sviluppata dell’Italia centrale, è ormai stabilmente tra le dieci a tenore di vita inferiore alla media europea.

In realtà, nel mondo rapido di oggi, non ci si spiega perché numeri demografici ed economici così piccoli necessitino dell’istituto regionale. Semplificazione vorrebbe che l’Umbria venisse aggregata ad un’altra regione .

In questo quadro tra un mese si terranno le prossime elezioni regionali umbre, anticipate per la Sanitopoli regionale che ha fatto crollare anticipatamente la giunta della governatrice Katiuscia Marini, malgrado le sue infinite resistenze. L’infamia della caduta ed i dati precedenti, ampiamente confermati nel biennio non dovrebbero far dubitare sull’esito a favore del centrodx. Eppure questa tornata sta prendendo un’importanza superiore alle questione, confondendosi con il primo responso popolare sull’alleanza pentademocratica e sulla cattiva gestione del favore popolare dimostrata dal leader della Lega. I democratici che avevano impostato la nuova segreteria, dopo il centrismo renziano, come un ritorno a sinistra, si sono improvvisamente dati al frontismo dell’alleanza generale antiSalvini, cogliendo l’occasione della disponibilità pentastellata, terrorizzata dal ritorno alle urne. Ed in nome del pericolo dell’immaginifica ondata autoritaria, dittatoriale e peronista del leghismo, il Pd conta non solo di avere l’appoggio 5stelle ma di recuperare anche il sempre più grande elettorato astensionista. Così si spiega la massa mediatica di messaggi, comizi ed articolesse a dannazione di Salvini che paradossalmente lo dipingono, se più demoniaco, anche più grande, permettendogli di far dimenticare i recenti errori.

I due consiglieri 5stelle umbri si sono sgolati tutta la legislatura a denunciare la gestione autoreferenziale sanitaria, non solo per il caso clamoroso delle assunzioni e dei concorsi truccati ma anche per violazioni, segnate dal 2014, in merito ad appalti, incarichi, acquisti, nomine non concordate con l’università che già avevano fatto inquisire a più riprese la dirigenza. Sul fronte del lavoro, sono alte le preoccupazioni per la nuova cassa integrazione annunciata dalla Ast della Thissen che sembra voler reiterare la vendita delle acciaierie con una politica rinunciataria al ridursi delle commesse. Qui però i 5stelle hanno puntato il dito più che sul rischio occupazionale sull’inquinamento prodotto dalla Ast che ha potuto allargare  indisturbata l’area di discarica dei suoi rifiuti, non lontana dalle cascata delle Marmore. Così quando si va alle cose, l’incollaggio di materiali diversi rischia di non tenere. Tutto il mondo della denuncia, dell’indignazione e dell’arresto riuscirà ad andare a braccetto con gli esperti del tarocco di nomine e fondi, largamente benedetto da un saprofitico mondo religioso? L’occhio tutto verde attento all’inquinamento si farà rosso per la difesa del lavoro?

Le speranze di Franceschini, molto valide nel chiuso della cucina parlamentare, all’aria aperta rischiano di produrre un doppio astensionismo, non solo degli indignati ma anche a sinistra. A destra, malgrado la candidatura maturata solo in casa leghista. tutte le accuse di fascismo avanzante sono destinate ad essere attutite proprio dalla presenza nella coalizione di Fi che ha sempre più un volto contortamente moderato e garante da fughe estreme. Nel probabile astensionismo crescente, i contendenti, ridotti a due dalla rinuncia dei pentastellati che si presenteranno in un listone centrosx, si misureranno sulla minore perdita di voti. L’eventuale vittoria della candidata leghista non influenzerà il governo nazionale che ha già cinicamente incassato un grande risultato, tutto partitico, nel quinquennale incarico di commissario europeo per un uomo Pd. Sopratutto non risponderà ai quesiti di fondo. La disastrata sanità umbra non è neanche commissariata, o meglio lo è per decisione regionale con il mantenimento degli attuali incarichi. Non ci sono stati gli esiti drammatici consumatisi per Del Turco in Abruzzo e per Formigoni in Lombardia, l’uomo che per aver costruito la migliore sanità del paese è finito in galera. La Katiuscia, rappresentante di un modo tipicamente femminile di fare politica, come la vecchia Bellanova o la giovane Ascani, è l’esponente zingarettiano di burocratismi che arrivano a governare per auto cooptazione, sul simulacro di realtà associative che sono fantasmi di se stesse. Una non regione continuerà ad esistere. La politica non decide a proposito, perché presa dalla zuffa partitica, non può essere se stessa.

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