Michele Serra. “Chi, Conte? Non sarà un radical chic?”

Politica

Un ritratto di Conte spietato, un’analisi che lo rende ridicolo, lo umanizza con i tanti difetti italiani. Nasce l’arrampicatore sociale tutto inchini e devozione, guardingo, astuto con quel mix di cultura da sfoggiare non solo in un curriculum un po’ gonfiato. Il ritratto viene da sinistra, puntuale, attento. Michele Serra su Repubblica  è diretto, coglie i particolari caratteriali, l’ascesa casuale di chi, comunque, là ci sta anche troppo bene. Scrive “Nessuno, neppure lui, è in grado di dire se Giuseppe Conte sia più vicino a Chance il giardiniere, ovvero un brav’uomo miracolato dal caso, o a uno dei grandi notabili democristiani del passato, abili e impassibili tessitori di governi con questo o con quello, purché con loro. Di sicuro, se quello che si annusa nell’aria dovesse sedimentarsi nei prossimi mesi, possiamo dire che Conte incarna un piccolo-grande cambiamento di paradigma: avere un buon sarto, parlare a bassa voce, non fare le corna nei summit internazionali, non adoperare uno staff di quindici persone per confezionare tweet con la panza di fuori, o selfie con una cofana di zabaione tra le mani, potrebbe alla fine rivelarsi un vantaggio e non uno svantaggio.”  E la lunga abituale frequenza con l’Accademia e il mondo cardinalizio, hanno plasmato modi e approcci che ora sono utilissimi. “ Fino a poche settimane fa, scrive Serra, chi lo avrebbe mai detto?” Già perché la politica italiana identificava l’eleganza nelle cene di Berlusconi e nell’aplomb di Monti e Gentiloni. “Poi – continua Serra –  venne il rutto libero, segnale sonante di vicinanza al popolo, coronamento della lunga marcia contro i radical chic; la terza via pareva confinata solo nel mio bar, dove non ci sono radical chic eppure nessuno rutta, nemmeno gli ubriachi. Ora il formalismo meridionale di Conte, un poco azzimato, un poco vecchio stampo, confonde daccapo le carte. Pare che dica anche buongiorno e buonasera e non si sieda a tavola se le signore sono ancora in piedi. Ma devono essere, queste, illazioni messe in giro dallo staff di Salvini per screditarlo.”

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