I genitori egiziani pestavano la figlia disabile da anni “Uccidiamola”

Cronaca

“Uccidiamo quella scimmia”, sgraziata, poco ricettiva. Un vegetale che cresce, odiata dalla madre, fastidiosamente sopportata dal padre, quasi fosse, la sua infelicità, l’origine e la causa dei guai. Egiziani i genitori, di 29 anni che da tre anni si scagliavano con botte e pugni contro la meraviglia dolorosa di quella bimba. E non si sanno le proporzioni di ignoranza, vecchi fantasmi di stregoneria e la malvagità, che hanno spinto due genitori a gesti violenti e ingiustificabili. “E allora l’uccido” rispondeva il padre alle pressanti lamentele intercettate dalla madre. Non c’era che l’agghiacciante imbarazzo della modalità: soffocandola, annegandola o somministrandole del veleno. Con il freddo proposito di smaltire una zavorra insopportabile. Riferisce Il Giornale “Le indagini, come riporta il TgCom24, sono scattate a metà maggio quando l’immigrato ha portato la piccolina all’ospedale Fatebenefratelli per una botta al braccio che, a suo dire, era dovuta ad una caduta “accidentale” dal divano. Consultando le radiografie, i medici si sono immediatamente accorti delle menzogne raccontate dal genitore. La bambina aveva, infatti, una frattura scomposta con una calcificazione in corso che risale a tre o quattro settimane prima.

A stupire particolarmente gli inquirenti il fatto che non ci fossero segnali evidenti di come la piccola di 4 anni fosse soggetta da tempo a quelle ripetute violenze” Né la scuola, né l’assistenza sociale sono entrate in quel mondo infantile. Con un piano deserto d’affetto e di responsabilità Adnkronos riporta “I due egiziani, che sono in Italia dal 2010 e vivono in un alloggio abusivo nella zona Nord Ovest del capoluogo lombardo, sono stati arrestati dopo aver progettato una fuga per l’Egitto acquistando biglietti aerei di sola andata con gli altri quattro figli minori, dall’aeroporto di Milano Malpensa.

Un processo a breve per i due mostri con una sentenza della giustizia umana, ma che darà ali e speranza alla piccola vittima.

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