La percezione dell’ipocrisia

Milano

Repubblica ci è cascata di nuovo. Milano è sicura, lo dicono i turisti. In una sola frase l’abisso della follia neoclassista che ormai contagia irrimediabilmente la cerchia dei Navigli. Ci sono tre fondamentali errori nell’analisi degli amici radical chic:

  1. Quella che vedono i turisti non è Milano. È una parte selezionata della città. Ed è normale e giusto sia così. Non è che possiamo obbligare nessuno a pagare per vedere Baggio o via Padova. Ma non possiamo nemmeno credere che i turisti parlino per la città. O meglio, per la Milano che viviamo io e voi. Quello che è assolutamente vero è che vedono esattamente e solo la Milano di Repubblica. Quella dei grattacieli (fatti crescere amorevolmente dal Centrodestra) del Duomo presidiato h24 dalla polizia (grazie al Centrodestra) e dei quartieri a maggiore sorveglianza, anche grazie ai militari in strada (sempre grazie al Centrodestra). Solo che fuori da là, c’è un universo che grida il proprio dolore. E forma, comunque, metà della città.

  2. Quella dei turisti è, ovviamente, una percezione. Solo che alcune percezioni, evidentemente, valgono più di altre. E se io percepisco che alle 23 a Rogoredo non mi sento sicuro sono meno importante del signor Smith che alle 15 di un assolato pomeriggio estivo si sente sicurissimo in Montenapoleone. A giustificare il fatto che il signor Smith valga più di me si cita il calo dei reati riportato dal Viminale. A proposito di obiettività giornalistica. Il Viminale riporta il calo delle DENUNCE non dei REATI. Questo perché esiste di fatto una depenalizzazione strisciante dei reati contro la proprietà, che i tribunali, di fatto, non perseguono. Ma siccome questo è un problema da Martesana più che da Naviglio Grande possiamo soprassedere.

  3. In tutto questo stiamo assistendo ad una secessione silenziosa dei quartieri più ricchi dal resto. E al fenomeno, per noi liberali certamente più preoccupante, del distacco delle classi produttive dalle ragioni del loro successo. Ovvero l’ordine e la sicurezza. Non è una questione di sola percezione. È proprio un problema sociale. Chi ha avuto successo si sente in colpa e cerca di abbattere le strutture repressive. Ma non a casa propria. Due isolati più in là. Questo alimenta il doppio cortocircuito dei poveri meno sicuri e dei ricchi chiusi nella cittadella impenetrabile vittime dei propri sensi di colpa. Immaginari. Ma immuni dalle riflessioni critiche che oggi sarebbero indispensabili.

In definitiva, per Repubblica se il signor Smith si sente sicuro, la città è sicura. Oggi. Perché ieri, questo non era così vero. Ma pazienza. I tempi cambiano. L’onestà intellettuale degli amici con la pashmina è sempre la stessa.

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