Attento Salvini: l’abbraccio tra Di Maio e Zingaretti potrebbe arrivare dopo le europee

Politica
L’abbraccio tra il rancoroso Di Maio e Zingaretti sarebbe imminente
 

Alle elezioni europee di fine MaggioSalvini farà il botto dei voti. La situazione politica italiana verrà ribaltata con una Lega oltre il 30% e il Movimento 5 stelle che rischia di scivolare sotto al 20%. E con un presidente della Repubblica come Mattarella ela Lega così forte, l’ipotesi urne anticipateverrà archiviata.

La soluzione sarà quella di creare una maggioranza parlamentare alternativa per far fronte a un’eventuale (tutt’altro che remota) caduta del governo.

I rapporti tra Salvini e Di Maio non sono mai precipitati così in basso e più passa il tempo, maggiore si fa la tentazione, da entrambe le parti, di farla finita. Giorni fa il ministro dell’interno ha lanciato una provocazione via social direttamente all’alleato-nemico Luigi, arrivando addirittura ad accostarlo a Matteo Renzi (“cercano fascisti e nazisti ovunque”).

L’ultimo scontro riguarda la misura della flattax per le famiglie con reddito fino a €50.000, che la lega vorrebbe inserire nel Def. <<Abbiamo sostenuto il reddito di cittadinanza, ora loro rispettino il contratto>> ammonisce Salvini. Non si fa attendere la replica dell’altro viceministro <<Noi leali, la Lega non proprio>>. L’alta tensione fra i due, scoppiata nel momento dello scontro sulla questione TAV, non accenna a diminuire.

Stando così le cose, in molti si domandano quali saranno le sorti del governo gialloverde all’indomani delle elezioni europee. Con la Lega che continua a fare il pieno dei consensi e il Movimento ormai dato in caduta libera, si potrebbe pensare ad una rottura, per iniziativa del vice-premier grillino, magari segnato da un senso di fallimento o di rancore, sentimento umano dai pericolosi risvolti, o anche solo per incolmabile divergenza ideologica.

Il Ministro dell’Interno infatti, non avrebbe alcun interesse alla caduta del governo. Non solo per il fatto di avergli procurato una valanga di consensi e la fortuna del leader politico più popolare del Paese, ma anche per una ragione di carattere strategico: egli sa benissimo che in caso di crisi di governo, Mattarella non porterebbe mai la nazione a nuove urne, almeno non prima del tentativo di formare un’altra maggioranza. Ecco il grande grattacapo di Salvini, disporre di un consenso quasi assoluto ma non poterlo capitalizzare in seggi parlamentari. Anche se decidesse di tornare con Berlusconi, il centro-destra non avrebbe i numeri in Parlamento per governare, perciò l’ipotesi che all’orizzonte si intravede, di un’alleanza tra i 5 stelle ed il PDzingarettiano, con la benedizione delcapo dello Stato, non sembra più soltanto un’elucubrazione giornalistica.

E probabilmente sarà proprio questa coalizione politica (che così marcatamente di sinistra, non la vedevamo dai tempi di Prodi nel 2008, e forse quella era più moderata) a ritrovarsi faccia a faccia con il problema dei conti pubblici,che in una situazione di emergenza potrà magari essere affrontato con una sana patrimoniale, per senso di responsabilità, risolvendo così anche i disagi del ministro dell’economia Tria.

Consapevole dei possibili traumi suscitati ai lettori, lo scenario sopra descritto racchiude qualcosa cui siamo nostro malgrado abituati. In un sistema istituzionale come il nostro che chiamiamo “democrazia”, può anche verificarsi questo: ovvero che in presenza di un gradimento elettorale di oltre il 50% per la destra, al governo ci vada comunque la sinistra.

 Andrea Curcio

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